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17 Agosto Ago 2012 1543 17 agosto 2012

Le società Usa spendono più per pagare i bonus dei manager che per le tasse

Secondo una ricerca condotta dall’Institute for policy studies (Ips), think tank liberal statunitense, 26 grandi aziende americane l’anno scorso hanno speso di più in bonus ai propri amministratori delegati che in tasse federali. Tra queste rientrano marchi arcinoti come Boeing, AT&T e Wal-Mart. E, cosa che fa più rabbia, Citigroup e Aig, due colossi finanziari che come è noto sono stati salvati proprio dai contribuenti Usa in seguito al fallimento di Lehman Brothers. Con un caveat che fa ben sperare: nell’ultima assemblea di Citigroup, seppure non fosse vincolante, la maggioranza degli azionisti ha votato contro il bonus da 14,9 milioni di dollari assegnato a Vikram Pandit, dopo la brutta performance del titolo. 

Gli a.d. di queste 26 compagnie nel 2011 hanno ricevuto 20,4 milioni di dollari in compensazioni fiscali sulla parte variabile dei propri emolumenti, con un aumento del 23% rispetto al 2010. Situazione ancora peggiore se si guarda i top manager dei fondi hedge. Se il più pagato di loro (secondo la classifica di Forbes), Ray Dalio di Bridgewater Associates, 3 miliardi di dollari guadagnati l’anno scorso, avesse pagato un’aliquota pari a quella di un lavoratore medio, sarebbero entrati nelle casse del Tesoro Usa ben 450 milioni di euro. 

L’Ips sostiene che il trattamento fiscale agevolato ai top manager “costi” ogni anno ai cittadini americani (in termini di mancati introiti per l’erario), donne e bambini compresi, 14,4 miliardi di dollari, pari a 46 dollari a persona. Con quella cifra si potrebbero assumere 211mila insegnanti di scuola elementare o creare 241mila posti di lavoro green. L’abbassamento progressivo delle aliquote è un retaggio dell’amministrazione Bush che il Dodd-Frank Act, cioè la pietra miliare della nuova legislazione finanziaria, non ha minimamente toccato. 

Negli anni ’50 e ’60 il livello di tassazione più elevato in Usa per i redditi superiori a 400mila dollari arrivava addirittura al 91%, poi negli anni ’80 grazie a Reagan scese al 70%, poi al 50% e infine al 28 per cento. Sui bonus, attualmente, le tasse federali più alte sono del 35% sulla parte ordinaria e del 15% sui bonus. Il che ha portato a 380 volte il rapporto tra lo stipendio dei manager delle quotate sul listino S&P 500 e il salario medio del lavoratore Usa. Un rapporto che negli anni ’80 era di “sole” 42 volte. 

Il tema della paga dei padroni, oltreoceano, è caldissimo. Il candidato repubblicano Mitt Romney ha dichiarato di aver pagato non meno del 13% l’anno negli ultimi 10 anni. Un po’ poco per quello che l’Economist ha definito “il prossimo a.d. dell’America”. 

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