Linda Finardi
Think it out
20 Agosto Ago 2012 1205 20 agosto 2012

Università 2.0: tra universalismo e competizione

Oggi possiamo dire di essere in una seconda importante fase di democratizzazione dell’istruzione superiore, in un secondo ‘68: grazie alle possibilità date dalle nuove tecnologie online le università (americane) si aprono definitivamente al mondo.


EdX: un progetto per cambiare modelli didattici
“Do You Want to Change the Future of Education?”: a chiederlo sono niente di meno che tre delle più potenti e prestigiose università americane, Mit, Harvard e Berkeley attraverso la nuova piattaforma online EdX, dedicata alla formazione online, in cui queste grandi istituzioni universitarie offrono corsi di formazione di alta qualità gratuiti a migliaia di studenti di tutto il mondo.

Obiettivo di marketing ad alto contenuto democratico
L’obiettivo di EdX, anche se solo all’inizio e con un offerta ridotta, cavalca le più recenti tendenze di globalizzazione: l’obiettivo del progetto, come dichiarato dai fondatori, è infatti quello di raggiungere studenti di tutte le età, nazioni e possibilità economiche e fornire insegnamenti che riflettano le loro diversità e caratteristiche. Qui l’obiettivo di marketing si fonde ad un alto valore etico facendo fare un passo avanti al processo di democratizzazione dell’istruzione superiore.
L’online permette l’accesso all’alta formazione ad un più ampio e diversificato, per estrazione sociale e interessi culturali, numero di persone: studenti appassionati e autodidatti che amano approfondire specifici temi senza secondi fini, studenti preparati ma con ridotte possibilità economiche che non permettono loro il trasferimento, studenti-lavoratori il cui lavoro restringe la disponibilità di tempo per frequentare fisicamente l’università, lavoratori che desiderano mantenersi aggiornarti nella loro professione. Inoltre potrebbe offrire delle opportunità in più anche a studenti con particolari disabilità motorie. E’ di poche settimane fa il caso italiano di Rosanna Lovino, una ragazza con disabilità, diplomata con ottimi voti, ma la cui iscrizione presso le università italiane è stata ostacolata per gli alti costi che avrebbe comportato. La tecnologica ha permesso di proseguire gli studi anche a Niky Frascisco , un altro caso particolare di handicap .

Alla base vi è il modello MOOC
Non per niente il modello teorico alla base di questa piattaforma è denominato MOOC: massive open online course. Si tratta della progettazione di corsi gratuiti, usufruibili secondo le preferenze e attitudini degli studenti, sostenibili grazie a tecnologie open source,e quindi caratterizzati dai relativi valori quali ad esempio la gratuità e la collaborazione in comunità di pari, che si possono frequentare se si hanno almeno due strumenti: un pc e una connessione veloce. Non importa dove abiti, di che nazionalità sei, quanti anni hai e se non hai la possibilità di trasferirsi ad Harvard: con EdX puoi studiare comunque “presso” le migliori università del mondo.

Seppure l’esperienza di studio all’estero comporti un valore aggiunto non equiparabile alla formazione a “distanza” – perché si acquisiscono non solo competenze ma anche esperienze culturali di vario genere -, il metodo di formazione online perseguito da Harvard e MIT aggiunge comunque qualcosa alla dimensione tradizionale: innovazione e democratizzazione. MOOC mette sempre più al centro dei processi di istruzione lo studente che, inserito in un processo di empowering finalizzato all’autonomia e responsabilizzazione, può scegliere il proprio percorso e piano di studi, gestire e personalizzare i tempi di apprendimento, acquisire strumenti di autovalutazione e trarre vantaggio dal confronto con le community di studenti.

L’esperienza italiana
Il progetto EdX è interessante soprattutto dal punto di vista organizzativo perchè sono le isituzioni universitarie (per ora Harvard, Mit e Berkely) ad attivarsi e a collaborare per rispondere alle pressioni dell'ambiente e in qualche misura per "contrastare" il moltiplicarsi di fonti di sapere che costellano il web e che potrebbe indebolire la loro utilità e legittimazione. Altri progetti come Coursera, Udacity, l'Università delle persone, i blog, i forum, etc., contro cui compete EdX, sono invece sviluppati da singole persone molto motivate, ma non da istituzioni. Insomma le Università americane aprono definitivamente la competizione nel campo dell'istruzione superiore per difendere il proprio ruolo di detentori ufficiali del sapere.
Ma cosa si può dire riguarda l’Italia? Poco o nulla pare esserci sul fronte di offerte differenziate online e delle collaborazioni tra università finalizzate ad obiettivi di internazionalizzazione, utili per fronteggiare la maggior competizione a livello mondiale. Le università telematiche istituite dal Miur nel 2006 hanno suscitato scetticismo nei confronti dell’online per via della bassa qualità dell’offerta formativa e dell’assenza di attività di ricerca, ma università come lo Iuav di Venezia, l’Università di Padova e la Federico II di Napoli, ad esempio, stanno alzando il tiro della qualità dell’alta formazione 2.0. Così anche l’Università di Cagliari che con il progetto “L’università che vorrei” applica il modello MOOC già dal 2010. Sono però solo casi sporadici e isolati, riferibili a singoli docenti e pochissime università. Eppure l’online potrebbe sostenere le università italiane nel Bologna Process, il processo di creazione dello spazio europeo dell'istruzione superiore.

Conclusioni
Se parliamo di alta formazione 2.0 e di piattaforme sull’esempio di EdX non parliamo della semplice “messa in rete” di materiale, ma di corsi creati ad hoc, dove l’offline e l’online si integrano, dove le tecnologie non sono una semplice appendice ma un ambiente didattico attivo, parliamo di corsi che rendono più ampia e diversificata l’offerta formativa, più innovativa, più orientata alla collaborazione tra studenti, ma anche fra università, e più democratica almeno sul fronte dell’accesso.
Anche se la formazione online può avere obiettivi diversi - di marketing, per una maggiore visibilità e attirare studenti stranieri, di soft power, per creare classi dirigenti con cui conquistare il mondo, di ricerca, sui processi di apprendimento – può passare a più alti livelli formativi se filtrata e garantita dalla lunga tradizione accademica universitaria. Soprattutto oggi che cresce l’interconnessione e che l’interattività in ambiente online si sta sempre più “umanizzando” grazie alle video chat, ai social network e ad altre socio-tecnologie che permettono il confronto in tempo reale e possono essere sempre foriere di sviluppi “offline”.

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