Mercato e Libertà
21 Agosto Ago 2012 1303 21 agosto 2012

Le rendite politiche e le rendite criminali

Quando la criminalità organizzata brucia un capannone produttivo per dimostrare il proprio potere e dunque continuare ad estrarre rendite criminali dal sistema economico dimostra che la dimensione della propria fetta conta più della dimensione della torta.

Ciò non è certo un caso isolato, perché anche gran parte delle politiche economiche sono a somma negativa: quando lo stato riduce la concorrenza, crea monopoli, introduce balzelli, emette debito pubblico, spreca i risparmi, produce regolamentazioni inefficienti, il tutto per favorire un gruppo di interessi politicamente potente a danno del resto della società, si comporta esattamente come un boss mafioso che ordina un incendio doloso.

Il principio è identico: la propria fetta conta più dell'intera torta. Agli occhi di chi chiede privilegi legali o sovvenzioni pubbliche, e agli occhi dei politici che difendono il proprio potere sociale erogando questi favori, il fatto che ci sia inefficienza e quindi distruzione di ricchezza non importa più di tanto.

Se però questo meccanismo non viene frenato in tempo, si arriva ad un punto che l'estrazione eccessiva di rendite politiche rende il sistema economico così inefficiente da rendere impossibile la conservazione del sistema politico stesso: questo ragionamento è alla base dell'ottimo "Ascesa e declino delle nazioni" di Mancur Olson, e come lo si è visto con l'Unione Sovietica, non è detto che non lo vedremo anche in Italia.

Il problema è che se ogni gruppo di potere cerca di estrarre rendite senza rendersi conto del costo sociale di questi privilegi, nessuno ha interesse a fare la prima mossa e interrompere la corsa verso il disastro. E questo problema, in Italia, è evidente già da diversi decenni...

Pietro Monsurrò

@pietrom79

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