Fatti di Scienza
22 Agosto Ago 2012 1437 22 agosto 2012

Se non leggi fino in fondo gli articoli de Linkiesta, allora tendi alla depressione!

Forse un tantino esagerato, ma è il succo di uno studio condotto da alcuni computer scientist della Missouri University of Science and Technology. In buona sostanza i ricercatori americani hanno osservato il flusso di dati che un gruppo di persone ha generato nella propria normale navigazione online. L'aspetto più interessante è che non si è tenuto in nessun conto il contenuto di quello che, per esempio, i soggetti leggevano online o quali siti visitavano. Più semplicemente i ricercatori hanno osservato per quanto tempo i navigatori svolgevano una determinata macro tipologia di attività, come per esempio chattare, scaricare file, ascoltare o vedere qualcosa in streaming, scrivere email e così via.

Secondo i ricercatori i soggetti depressi o tendenti alla depressione mostrerebbero un peculiare pattern di comportamento, fatto di molto peer-to-peer, scrittura compulsiva di email e un frequente passaggio da un'attività all'altra. Per cui se normalmente leggete fino in fondo gli articoli, specialmente le analisi più lunghe, de Linkiesta (o di qualsiasi altro sito, va detto per onestà) potete stare tranquilli: non tendete alla depressione!

Scherzi a parte, lo studio lascia un po' perplessi. Innanzitutto, come sottolinea anche Adrian Ward, è già di per sè difficile diagnosticare uno stato depressivo, farlo semplicemente osservando le nostre abitudini online sembra spingere un'idea deterministica di malattia e disagio mentali un po' troppo in là. In più, a guardare bene tra i soggetti che compongono i gruppi studiati, si nota una scarsissima presenza femminile (dell'ordine di uno a sette). Questo è due volte discutibile, perché sarebbe opportuno che i gruppi fossero un tantino più rappresentativi delle reali proporzioni tra i due sessi. E inoltre perché, come ricorda la voce 'depressione' di Wikipedia (paragrafo 'epidemiologia'), entro i 70 le donne hanno una probabilità più alta di incappare nel male oscuro (45% contro 27%).

Insomma, sembra un altro caso di ricerca volto più che altro a far parlare i media del gruppo di ricerca, nel bene e nel male. A giudicare dal fatto che lo sto facendo anch'io su questo blog, probabilmente i ricercatori del Missouri hanno centrato l'obiettivo. (marco boscolo)

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