Arbe Garbe “Books Across Balkans”
23 Agosto Ago 2012 1347 23 agosto 2012

14/06/2012 ZAGABRIA - ŠABAC (prima parte)

DIVERSI TEMPI DEL SAPERE
Nove di mattina.
Paderna e Flavio sono già al confine croato per sdoganare i libri di Zagabria e Sarajevo che, visti i tempi lunghissimi per ogni passaggio doganale, saremo costretti a inviare tramite spedizioniere, e finalmente ne troviamo uno che invece di guardarci con aria torva sospettando chissà quali trame, si rende disponibilissimo ad aiutarci. Un angelo dagli occhi blu mare (descrizione di Flavio) che pur non capendo molto d’inglese, coglie il senso della nostra missione e ci assicura la massima premura nei confronti dei volumi che inviamo.
Da oggi suoneremo ogni giorno e le tappe che prevedono altri tre passaggi attraverso i confini: le incognite non sono sicuramente finite.
Mentre i nostri eroi provvedono al passaggio dei libri, il resto della ciurma va in visita alla biblioteca nazionale di Zagabria accompagnata dalla gentile segretaria dell’Ufficio Italiano di Cultura.

La biblioteca si erge al centro della zona universitaria, rimanendo in contatto con la città attraverso uno strano gioco di specchi: guardando verso il cielo da ogni lato del perimetro bibliotecario, è infatti possibile vedere il profilo del centro cittadino riflesso sotto il tetto della struttura. La nostra guida è una biondissima incaricata dell’istituto che ci accompagna a partire dall’ultimo piano dell’edificio, dedicato interamente alla scienza, dove gli scaffali non vengono mai riempiti completamente in modo da lasciare sempre uno spazio per le ultime e più aggiornate pubblicazioni, che sostituiscono quelle meno recenti.
Ma basta scendere di un piano ed ecco che la modalità di esposizione dei volumi cambia. Siamo ora nel reparto umanistico, ci spiega la guida accompagnandoci tra i tavolini affollati di studiosi all’opera, e qui gli scaffali sono sempre pienissimi, in particolare ricolmi di volumi antichi. Nelle scienze umane il sapere si lega al tempo con ritmi diversi rispetto alla scienza moderna. È un sapere che si prende i suoi tempi dove il passato ha ancora molto da insegnare.

E più si scende più il rapporto col passato sembra rafforzarsi.
L’ingresso della biblioteca è decorato con lettere dell’alfabeto glagolitico in cui sono scritti i codici medioevali, conservati nei sotterranei. Il Glagolitico è uno tra i più antichi alfabeti slavi, che alcuni fanno risalire al greco, altri alle antiche rune slave. In Glagolitico sono stati scritti i primi testi religiosi croati dopo la conversione al cristianesimo e rappresenta ancora un forte legame con la Chiesa e col mondo occidentale. Senza dubbio il glagolitico è il vanto della biblioteca di Zagabria e l’attestazione dell’appartenenza della Croazia al mondo cattolico occidentale.
Per l’affermazione della propria identità le cose più vecchie sono e più sembrano funzionare.


ITALIA CROAZIA 1 – 2
Oggi la città è in attesa della partita degli europei, dove si sfideranno la nazionale croata e l’Italia.

Bandiere bianche sono issate ovunque, sui muri cittadini, nei negozi, sulle magliette, sulle scarpe da ginnastica, e vengono perfino regalate alla gente da atletiche pattinatrici che sfrecciano per il centro cittadino. Noi facciamo gli gnorri, e ci aggiriamo per Zagabria in attesa di ripartire per la Serbia, attirando l’attenzione della gente che intuisce la nostra provenienza.

Torniamo all’Istituto Italiano di Cultura per ringraziare la direttrice,Virginia Piombo, e tutto il personale per il grandissimo aiuto dato al nostro progetto. Lì ritroviamo una nostra vecchia conoscenza, il signor Gennaro, il sarto emigrato conosciuto ieri, che piomba nell’Istituto vestito con una tuta vistosissima su cui ha cucito un fenomenale tricolore dalle parti del cuore, che indossa assieme ad un berrettone col frontino bianco, rosso e verde.
Passerà la giornata a far vasche per la città avvolto dai colori nazionali in attesa della partita. Spavaldo, ci dice che sicuramente stasera potrà festeggiare alla faccia dei croati che ormai lo conoscono e non gli torcerebbero un capello.

Meno tranquilla la direttrice dell’Istituto, preoccupata per possibili scontri in caso di sconfitta della nazionale croata, allarme che anche la radio croata sta riportando. Noi facciamo il conto delle ore. Risolte tutte le faccende nei tempi previsti stimiamo di attraversare il confine con la Serbia durante il primo tempo. Memori delle rogne ai posti di frontiera cominciamo a gufare per la sconfitta della nostra nazionale, nella speranza che questo impietosisca i gendarmi.
D’altronde il calcio è uno sport di opportunismi.
Finalmente usciamo da Zagabria, proprio all’ora di punta, e la targa del furgone attira lo sguardo degli autoctoni come il miele le mosche.
Capita anche che mentre siamo fermi ad un semaforo, alcuni tifosi escano da un bar della periferia inneggiando come smargiassi contro di noi. Non capiamo se stiano scherzando e non ci pare il caso di verificare. Il verde si riaccende e tiriamo dritto verso Šabac.
Al confine con la Serbia l’Italia sta vincendo uno a zero, il poliziotto ci torna i documenti e ci lascia proseguire. “Vinceremo noi due a uno”, ci dice in perfetto italiano.
Intanto esultiamo noi.

SIAMO NEI BALCANI!
Voliamo verso Šabac sulle note di Spanish Fly dei Tijuana Brass con Herb Alpert, quello che con la A&M ha messo sotto contratto per una settimana i Sex Pistols.
Dall’autostrada Zagabria - Belgrado svoltiamo a destra per una stradina stretta che s’infila tra chioschi di angurie e bibite, villaggi polverosi e casette basse.

Sorpassiamo un paio di carri trainati da cavalli stracolmi di zingari e finalmente attraversiamo il gran ponte prima della cittadina ritrovandoci al di là della Sava, che per molti è il vero confine dei Balcani.

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