Congiuntura
27 Agosto Ago 2012 1809 27 agosto 2012

Continua il (triste) teatrino delle convention estive

L’estate 2012 è stata diversa dalle altre per svariati motivi. Il caldo eccessivo, l’austerity, la riduzione dei giorni di vacanza, la paura dei controlli fiscali, una generale sobrietà che ha ridotto al minimo il superfluo anche nelle località più chic (o presunte tali). Diciamolo chiaramente: era ora. Dopo le pacchianate degli ultimi dieci anni, fra mega yacht, spese folli, vulcani di compleanno ed esagerazioni di champagne, un poco di tranquillità e ritorno alla normalità ci vuole. Sia chiaro, ognuno coi propri soldi fa ciò che meglio desidera, ma l’impressione è che fosse avvenuto un totale scollamento dalla realtà da parte di molti, troppi. Tuttavia, qualcosa sembra non essere cambiato.

Una cosa di cui si sarebbe fatto volentieri a meno è il teatrino delle convention estive, dal Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, passando per VeDrò e arrivando al più istituzionale (e internazionale) Forum Ambrosetti di Cernobbio. Politici, politicanti, faccendieri, affaristi, pseudo-guru: tutti pronti ai loro 15 secondi (se va bene…) di popolarità. Del resto, basta una dichiarazione e, data la penuria di notizie in questo periodo, e diventi il protagonista per un giorno. La norma è il mantenimento dello status quo. La massima conquista è lo scranno (che poi se ti va bene è una sedia coi braccioli) da cui lanciare il proprio pensiero illuminato a tutta la popolazione, spesso con un aria da santone indiano. Il futuro? Il bene dell’Italia? Boh.

Ognuno dei presenti ha pronta la propria ricetta per risolvere la crisi. Chi vuole tassare tutto e tutti, chi vuole la detassazione di tutto e tutti, chi vuole alienare i beni pubblici e chi invoca l’autarchia. E tutti hanno un minimo comun denominatore: la crisi non è colpa dell’Italia. Contagio della Grecia, austerità della Germania, governo di Silvio Berlusconi. Nessuna presa di coscienza, nessun atto di responsabilità, nessuna ammissione di colpa. Eppure, gli individui che salgono sui palchi delle convention estive sono sempre gli stessi che negli ultimi vent’anni si sono auto-definite “classe dirigente” di questo Paese. Se l’Italia fosse un’impresa, al termine del proprio mandato, l’amministratore delegato e il corpo manageriale sarebbero giudicati in base ai loro risultati. In Italia no, questo non accade. E proprio in virtù di questo immobilismo, che ancora è ben presente nella società italiana e nella presunta “classe dirigente”, tutti sono diventati maître à penser. E chissenefrega se poi si è (questa volta, eccome se lo si è) completamente scollegati dalla realtà. Quale realtà? Quella di un Paese che sta pensando di tassare perfino le bevande zuccherate e i superalcolici, incurante dei problemi legati alla Pigou Tax (chi volesse approfondire, clicchi qui). Quella di un imminente bailout indiretto da parte di Banca centrale europea più i due fondi europei di stabilità Efsf e Esm. Quella di un Paese che non cresce, in cui le liberalizzazioni esistono solo sulla carta da oltre vent’anni. Quella di un Paese che ha speso e vissuto oltre le proprie possibilità. Quella di un Paese che non ha appeal internazionale per via della propria arretratezza strutturale. Peccato, anche per quest’estate si è persa un’occasione.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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