Che tempio fa
27 Agosto Ago 2012 0919 27 agosto 2012

Fine del "patto d'acciaio" tra Ilva e Chiesa pugliese?

«Ho la gioia di annunciarvi che ho ricevuto una missiva del presidente dell’Ilva, l’ing. Emilio Riva», e un assegno di 365mila euro per la ristrutturazione della chiesa parrocchiale Gesù Divin Lavoratore. «Vogliamo ringraziare Dio per questo dono della Sua Provvidenza». Sono le parole che mons. Benigno Papa, arcivescovo di Taranto dal 1990 al 2011, scrisse ai parrocchiani di Gesù Divin Lavoratore, il primo maggio 2009, per comunicare loro la donazione ricevuta, peraltro sollecitata a Riva dallo stesso vescovo. Ma non è stato questo l’unico atto di generosità dei padroni dell’Ilva nei confronti della Chiesa tarantina, come sta emergendo anche dall’inchiesta giudiziaria in corso. Francesco Cinieri, cassiere dell’Ilva dal 1986, ha raccontato ai magistrati di donazioni periodiche (di cifre inferiori ai 5mila euro) alla Curia tarantina nel 2010 e nel 2011. Inoltre altri dirigenti dell’acciaieria hanno parlato, dinanzi al Tribunale del riesame, di 10mila euro donati all’arcivescovo Papa come «offerta alla Chiesa di Taranto in occasione della Santa Pasqua» (ma i magistrati ritengono che in realtà siano stati destinati ad un perito del tribunale per aggiustare una relazione tecnica in favore dell’Ilva). Ci sono poi numerose sponsorizzazioni dell’Ilva a feste ed eventi organizzati e promossi dalla Diocesi di Taranto e, sul fronte opposto, onorificenze della Curia consegnate a dirigenti dell’acciaieria per le loro azioni di volontariato, come il Cataldus d’argento, l’8 maggio 2011, festa di San Cataldo.

Non si tratta ovviamente di reati ma, nonostante le smentite da parte della Curia – «L’insinuazione che tali contributi abbiano reso alla Chiesa una parentela con l’Ilva, tale da tradire la sua missione, a favore degli ammalati e della salvaguardia dell’ambiente va molto al di là della fantasia, per usare un eufemismo», si difende l’arcidiocesi per bocca del responsabile dell’ufficio stampa, don Emanuele Ferro –, il dubbio che il silenzio della Chiesa tarantina sulla grave situazione ambientale della città provocata dall’acciaieria sia stato favorito dalle donazioni e dalle offerte dell’Ilva è forte. Tanto che l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, ha scelto di intervenire sulla questione lo scorso 23 agosto: «Rinuncio volentieri a qualunque forma di donazione dell’Ilva, anche per opere caritative e per la lunga fila di disoccupati e di indigenti, che bussano quotidianamente alle porte della Diocesi. Sarebbe però auspicabile che l’Ilva metta in atto un rapporto positivo con la città, particolarmente a sostegno delle fasce più deboli e meno protette». Ai primi di agosto, un appello perché la Chiesa rompa il silenzio ed intervenga sulla questione Ilva invitando «ad uno sviluppo realmente rispettoso dell’ambiente» è stato lanciato in una lunga lettera aperta a tutti i vescovi delle Chiese di Puglia da oltre 40 fra parroci, religiosi, cittadini e associazioni pugliesi.

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