Marchionne veste Prada
28 Agosto Ago 2012 0926 28 agosto 2012

Glamour Usa e Obama: cosa c'è dietro l'intervista più chiacchierata del momento

"Non vedo l'ora di sapere cosa pensa della prossima collezione autunno inverno. E il mese prossimo vai con l'intervista a Cosmo(politan)!": Jim Geraghty è un contributor di National Review, sito - questo: http://www.nationalreview.com/ - che si definisce "conservative commentary on American politics, news and culture, e, con una buona dose di sarcasmo commenta la notizia che il presidente Usa Barack Obama ha incontrato di recente il direttore di Glamour Usa, Cindi Leive, a cui ha concesso un'intervista. Il prossimo mese, dunque, le fedeli lettrici di Glamour potranno leggere, accanto ai consigli sul look e sul beauty, le parole di un candidato alle prossime presidenziali: una mossa che, sulla stampa americana, allertata dalla notizia riportata dal quotidiano WWD, ha fatto decisamente scandalo. C'è chi ha detto che quest'intervista ha sollevato Obama dal rispondere a domande più taglienti - nella fattispecie, la giornalista di Fox News Greta Van Susteren - e chi come Geraghty ha calcato la mano sull'inutilità di un'intervista rilasciata a un fashion magazine.

nella foto: Michelle Obama donna dell'anno 2009 su Glamour

Cosa può aver spinto Obama (e il suo staff, che controlla minuziosamente le apparizioni del candidato democratico) a rilasciare quest'intervista a un magazine patinato?

Posto che Barack e Michelle rappresentano per molti versi una delle coppie più glamour sbarcate a Washington dai tempi di Reagan e signora e che le lettrici di una rivista di moda sono pur sempre dotate di un cervello (quasi tutte) e soprattutto del diritto di voto (ben più significativo, specialmente in campagna elettorale), Obama potrebbe aver ceduto al fascino della carta patinata anche per una questione di finanziamenti: non è un mistero che tra gli endorsement della candidatura dell'attuale Presidente al secondo mandato ci sono quelli di alcuni tra i designer più famosi d'America tra cui Tory Burch, Alexander Wang, Jason Wu, Vera Wang, Thakoon, Prabal Gurung e Narciso Rodriguez. Senza contare quelli degli attori e dei cantanti che più volte sono stati in copertina su Glamour (che trovate qui: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Barack_Obama_presidential_campaign_endorsements,_2012). Last but not least, la casa editrice che pubblica Glamour è la stessa di Vigue Usa, Condè Nast. Se un'intervista concessa alla propria sostenitrice numero 1, la potentissima Anna Wintour, in odore di "promozione" ad ambasciatrice americana di Gran Bretagna, come comparso sui giornali qualche mese fa, sarebbe stato un po' eccessivo, una chiacchierata con il fratello minore Glamour (che, specifichiamo, ha un pubblico molto diverso da quello di Vogue) suona meno compromettente.

nella foto: l'evento Runway to Win organizzato da Anna Wintour per sostenere la campagna per la rielezione di Obama

Pare, oltretutto, che Glamour avesse chiesto un'intervista anche al candidato repubblicano Mitt Romney: la richiesta finora non è andata a buon fine, del resto il GOP ha imparato che giocare con un' immagine pseudo glamour sulle orme di Obama può rivelarsi un boomerang ingestibile (vedi Sarah Palin).

In Italia, forse, l'opinione pubblica non si sarebbe indignata affatto: per noi la questione è un po' diversa perchè in breve tempo siamo passati da una totale e controllata esposizione mediatica dell'ex premier - Berlusconi, proprietario di reti televisive e giornali, ma anche appetibile sul piano del gossip - ad un primo ministro - Mario Monti - che, al massimo, si fa immortalare con la giacca di lana cotta e lo zaino in Engadina. O, molto più probabilmente, nessun candidato avrebbe individuato in un magazine di moda un veicolo elettorale: del resto, da cinque anni a questa parte, Obama è una celebrity con un potere mediatico fortissimo. Noi possiamo dire di avere qualche potenziale premier che lo sia altrettanto?

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