The Jerk
Bollito duro
28 Agosto Ago 2012 1742 28 agosto 2012

Veltroni pubblica il quarto libro della legislatura. Ma non doveva fare il Deputato, dannazione?

Ieri, annunciato da trombe, trombine, trombette e trombati (ma ti pare a te che mentre in Siria stanno massacrando i giovani resistenti, il TG1 delle 20 parli del libro di Veltroni con il rubizzo e subcritico Mollica?), scopro che Walter Veltroni, quello che avrebbe dovuto essere il nostro Premier se avesse vinto il "mesto triciclo di pace" che era il suo Ulivo autarchico, ha pubblicato il suo quarto (sí, quarto) libro da quando è stato eletto. La prima cosa che mi urtica - e saró ripetitivo come con Carofiglio - è che questo, da quando è eletto e pagato per fare il Deputato (ossia per essere un Onorevole membro del Parlamento, ossia l'organo Costituzionale che mi pare abbia ancora la funzione precipua di FARE LE LEGGI CHE FACCIANO FUNZIONARE UN PAESE CIVILE, e non di produrre libri) ha trovato il tempo per scrivere e farsi pubblicare quattro fottutissimi romanzi. La sensazione che si ricava da ció é, ancora una volta, che un componente di una delle caste piú dileggiate, usi il privilegio economico e relazionale garantito dall'essere parlamentare per coltivarsi - ispirato, ameno e sognante - le sue passioni esistenziali. Ma, perbacco, dato che Walter-che-sognava-l'Africa-ma-è-restato-in-Italia penso non abbia alcun problema di indigenza, perchè non si dimette da Parlamentare, si fa beato i fattacci suoi e magari di libri ne scrive 23? Perchè non mette la testa, gli occhi, le mani, i piedi e il cuore a mollo nello sfintere del Paese reale, anzichè atteggiarsi a intellettuale ispirato? I care sia etico, Uólter. La seconda cosa triste è il servilismo dei media. Pubblica un libro schiantante un autore sconosciuto o noto, italiano o no, nessuno se lo fila. Pubblica una frasettina un potente o presunto tale e giú l'orda di servizi e articoli plaudenti ed entusiasti. I care non sia per convinzione, Uólter, ma per leccaculaggine. La terza cosa è che Veltroni, lo scrittore parlamentare, qualsiasi cosa scriva, trova subito l'editore, mentre gente ignota deve sudare trecento camicie di forza per avere una speranza. I care come sopra Uólter: leccaculaggine e privilegio, prima di tutto. Infine il tema dell'ultimo libro, che si intitola "L'isola e le rose", ossia la storia di quattro che negli anni '60 fecero un'isoletta per artisti al largo di Rimini. Una storia dimenticata, un'utopia nell'oblio che Veltroni ha voluto riportare a galla, caricandola dei suoi soliti, vacui, significati sognanti. Ma a me, sinceramente, dell'isoletta affondata, non me ne frega un cazzo. Mi sarebbe piaciuto di piú un libro di Veltroni che si intitolava, che so, "Dove ho sbagliato per perdere cosí?" o "Vi spiego perchè candidai Calearo!": almeno avremmo avuto strumenti per non replicare simili disastri. Invece no: ancora a parlare di sogni e desideri, tra l'altro fallimentari, santiddio. I care sia ora di aprire gli occhi e svegliarsi, Uólter. E poi di andare in Africa, a far del bene. Burp

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