Congiuntura
30 Agosto Ago 2012 1604 30 agosto 2012

Prima salva, ora spacciata? L’Italia vista da Moody’s e le illusioni dei tifosi

Il 21 agosto l’Italia era salva. Ora è invece di nuovo nel pozzo più profondo, spinta al ribasso da una recessione che durerà anche nel 2013. Tutto nell’arco di pochi giorni. Tutto per colpa di Moody’s. Delle due l’una: o ha sbagliato l’agenzia di rating o c’è stata una lettura erronea dei dati. E, almeno per questa volta, l’impressione è che la seconda opzione sia quella veritiera.

Nella notte fra 20 e 21 agosto Moody’s pubblica un report intitolato “External imbalances in Euro area periphery have improved thanks to structural reforms, but full resolution may still take years”. Gli analisti della società newyorkese spiegano, senza troppi giri di parole, che i processi di consolidamento fiscale e le riforme strutturali adottate dai Paesi più sotto pressione dell’eurozona (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia) sono un notevole passo avanti verso una soluzione della crisi. Tuttavia, la strada è stata percorsa solo a metà. La recessione che si sta rafforzando nell’eurozona, faceva notare Moody’s il 21 agosto, poteva mettere a rischio questi processi. E via via, l’agenzia di rating sottolineava come lo squilibrio fra il Nord e il Sud dell’Europa è sempre più elevato. Eppure, di tutto il report, l’unica cosa che è emersa sui giornali italiani è stata una frase, che ha fatto capolino su (quasi) tutte le prime pagine. Quale? «L’Italia salva nel 2013». Peccato che nel report di Moody’s non sia mai stata presente. Anzi, si faceva presente, come nelle altre note, che non è solo Roma a soffrire, ma tutta l’eurozona, che sta affrontando la più dura crisi della sua storia.

E oggi? L’Italia torna a essere il grande malato l’Europa. “Ma come?”, potrebbe chiedere qualcuno. Ebbene sì, Moody’s oggi ha pubblicato un altro report, dal titolo “Update to the Global Macro-Risk Outlook 2012-13: Euro area debt crisis continues to pose the greatest risk”, nel quale vengono riviste al ribasso le stime di crescita dell’Italia. Il Pil 2012 si contrarrà per valori compresi fra l’1,5% e il 2,5 per cento. Meglio non va nel 2013, quando il Pil italiano sarà compreso fra lo 0,0% e il meno 1,0 per cento. Non solo. Quasi inosservata, a pagina 9, viene sottolineato che il potenziale stress di Italia e Spagna nel funding ha incrementato il rischio di severe dislocazioni economiche e finanziarie nell’eurozona, fenomeni che potrebbero avere «riverberi globali». Non proprio una promozione, quindi.

A chi bisogna credere? Che la situazione italiana sia difficile, è chiaro agli occhi di tutti. Che quella contro il tanto giornalisticamente rilevante spread sia una gara di resistenza e non di pura velocità, è palese. Ma se la gara si trasforma in tifo, come sta avvenendo in questi mesi, si rischia di creare bolle di sapone tanto inutili quanto dolorose. Il realismo è meglio delle illusioni? Indubbiamente sì.

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