Jacopo Tondelli
Post Silvio
30 Agosto Ago 2012 1148 30 agosto 2012

Se le miniere del Sulcis devono chiudere, la buona politica dovrebbe semplicemente dirlo

Seicento milioni circa in sedici anni. Tanto è costata alla collettività la vita industriale delle miniere del Carbonsuclcis al centro delle scene mediatiche in questo sonnacchioso finale di estate. 

Seicento milioni sono tanti, e più d'uno - ironicamente - ha annotato che dando un milione a testa alle famiglie dei minatori (arrivati all'atto estremo dell'occupazione delle miniere a centinaia di metri di profondità) si sarebbe addirittura risparmiato. I risultati delle miniere sono disastrosi, il carbone ivi estratto di pessima qualità, le trattative per nuove commesse difficili o del tutto improbabili: insomma, quelle miniere dovrebbero semplicemente, dolorosamente e definitivamente essere chiuse.

Compito della politica, dato che le miniere fanno capo al 100% alla Regione Sardegna, sarebbe di ammettere un fallimento, di spiegare il perchè di una scelta non oltre rinviabile, e di pensare a come stimolare e favorire lo sviluppo economico dei territori: non sussidiando, per cominciare, imprese fallimentari.

Ma questo è quello che farebbe - e anzitutto direbbe - una politica seria, che guarda lontano, che non sottrare risorse a tutti per qualcosa che non ha nessuna possibilità di stare in piedi presto o tardi sulle proprie gambe. Che non confonde, in definitiva, i sussidi di disoccupazione e i salari garantiti con lo stipendio per un lavoro svolto all'interno di un'impresa che tende a (o già raggiunge) l'equilibrio economico. 

E invece, in un paese che parla di politica fin troppo e la pratica fin troppo poco, le storie umane - degna di vera comprensione e attenzione, naturalmente - degli operai diventano l'unica narrazione consentita di una vicenda, che invece, racconterebbe - a ben guardare - di quanto una politica inefficienze e assistenziale faccia del male e non del bene. E di quanto sia diffuso l’interesse a non prolungare più a lungo uno sperpero di danaro pubblico che niente di stabile e duraturo può lasciare all’Italia, alla Sardegna, e in definitiva ai lavoratori.

Qualcuno ha provato a parlare così al Sulcis? No, probabilmente perchè serve - per farlo - il coraggio delle idee di lungo periodo, dei progetti che si perseguono con le rinuncie credendo a visioni di fondo. Cose che in Italia mancano da tanto tempo, e così finisce che dal governo arrivi una voce possibilista: “Non è certo che le miniere debbano chiudere a fine anno”. Già, tanto l'anno prossimo saranno affari di altri. Andrebbe anche bene, se il paese e le sue risorse scarse, non fossero di tutti. 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook