Massimiliano Gallo
Mi consento
1 Settembre Set 2012 1116 01 settembre 2012

Il “nonnismo” politico di Casini è insopportabile

Come diceva Andy Warhol, ciascuno di noi avrà il proprio il quarto d’ora di celebrità nella vita. Parafrasando e traslando, nello scacchiere italiano capita, sta capitando sempre più di sovente, che politici di infinito corso (lungo sarebbe poco), ma con un serbatoio di voti sempre limitato, d’improvviso si considerino attori protagoniti, addirittura decisivi e quindi assumano quel tratto arrogante e spocchioso di chi si ritiene più forte.

È il caso di Pierferdinando Casini, giovane democristiano che arriva per la prima volta a Montecitorio nel 1983. E che ha attraversato, bisogna riconoscere sempre coerentemente, i marosi della politica italiana degli ultimi trent’anni. Senza peraltro lasciare traccia visibile di sé. Se non per essersi accasato molto bene in quel di Roma. Non si ricorda una legge a suo nome, una battaglia politica che abbia arricchito il Paese. E non c’entra nulla che sia moderato, la Dc al momento resta il partito più riformatore mai visto in Italia nella stagione del centrosinistra.  

Eppure, Casini ultimamente non perde occasione per bacchettare qualsiasi rivale gli capiti a tiro, anche con quel tono di superiorità. Ieri alla Festa del Pd ha rilasciato ai cronisti una battuta berlusconiana su Vendola: «Mi preoccuperei se volesse rapporti più stretti con me», virando subito sul politico per non incappare nell’ennesima polemica sull’omosessualità. 

E oggi, su La Stampa, in una conversazione con Federico Geremicca, il leader dell’Udc tratta Renzi alla stregua di un ragazzino, addirittura ironizzando sull’eventualità di una sua vittoria prima alle primarie e poi alle elezioni. «Fa ridere immaginare lui, e non Monti, parlare alla Merkel». Ovviamente limitandosi a parlare esclusivamente di tattica politica, del tipo “se Renzi vince le primarie, il Pd si spacca”, “per noi si aprono praterie”. Di un’idea per il Paese nemmeno l’ombra, of course. 

Ora, personalmente, non sono certo un renziano doc anche se non ho nulla contro di lui. Mi ha colpito, quando sono stato a Firenze, che si potesse fare il biglietto sull’autobus con un semplice sms, ma questo - va da sé - non basta per guidare un Paese. Noi, da sempre, siamo poco avvezzi alle battaglie politiche. E ogni qual volta qualcuno cerchi di movimentare l’acquitrino della nostra politica, riportando quella parola terribile, COMPETIZIONE, arriva l’anziano di turno a bacchettarlo. Forte non si sa di cosa.

Il nuovismo a tutti i costi suona sempre fastidioso, ma il “nonnismo” politico lo è almeno altrettanto.  

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