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1 Settembre Set 2012 1650 01 settembre 2012

Sorpresa: più partiti ci sono e meno ci costano, lo dicono i tedeschi

Più partiti ci sono, e meno costano al contribuente. Al contrario, il bipolarismo porta non solo ad un aumento della spesa pubblica, ma anche a un innalzamento delle aliquote sulla proprietà (leggi Imu). A dirlo è  un interessante paper dell’Istituto di ricerca economica di Berlino (Diw), think tank di estrazione liberal, firmato da Ronny Freier, ricercatore al Diw e da Christian Odendahl dell’Università di Stoccolma. In questi giorni di dibattito sulla riforma elettorale, sulla quale i partiti non hanno ancora trovato un accordo, la ricerca offre alcuni spunti di riflessione piuttosto interessanti, che i nostri politici farebbero bene a prendere in considerazione. Se non altro perché si basa su alcuni modelli economici sull’uso del debito proposti, tra gli altri, da economisti star nel panorama italiano, come Alberto Alesina, che insegna ad Harvard e spesso interviene sul Corriere assieme a Francesco Giavazzi, oggi supercommissario per la spending review, e dai bocconiani Guido Tabellini e Roberto Perotti. 

Solitamente, da un sistema elettorale proporzionale basic o emerge un partito di maggioranza o una coalizione. Nel primo caso, se il vantaggio sugli altri partiti è marginale, il partito di maggioranza tenderà a incrementare la spesa pubblica per portare avanti unilateralmente le proprie linee programmatiche e ipotecare così il proprio risultato alle successive elezioni. Nel secondo caso, invece, la spesa sarà suddivisa con maggiore discrezionalità all’interno dei partiti che compongono la coalizione. Coalizione dove il primo partito non avrebbe comunque voti sufficienti a governare da solo. Ovviamente non si tratta di una legge assoluta, ma di un orientamento che dipende da un’infinità di variabili. 

L’esempio della Baviera. Gli economisti del Diw hanno osservato 2mila amministrazioni locali che nella regione più ricca della Germania nel corso di due elezioni, portando alla luce tre aspetti interessanti: primo, con il monocolore cresce il deficit; secondo, aumentano le tasse sul patrimonio; terzo, non c’è una relazione biunivoca tra maggioranza assoluta e possibilità di vittoria alle elezioni successive. Insomma, se i partiti puntassero su un proporzionale ma senza correttivi maggioritari pur mantenendo le soglie di sbarramento al 5 per cento, forse la macchina ci costerebbe meno. Forse. 

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