Linda Finardi
Think it out
2 Settembre Set 2012 1238 02 settembre 2012

Alta Formazione nell’età del MOOC: collaborazione e intelligenza collettiva

Articolo per La Civetta de Il Circolo degli Inquieti

Di fronte ai nuovi modelli di alta formazione online sarebbe forse contento il pedagogista statunitense John Dewey che in “Come pensiamo” offre uno spaccato critico dei tradizionali modelli di insegnamento, spesso monotoni e orientati ad una uniformità militare: disposizione fissa di banchi e sedie, organizzazione e ritmi reggimentali, pochi libri se non un unico manuale a cui far riferimento, programmi delle discipline rigidi e ripetizione e memorizzazione come unico metodo a garanzia dell’apprendimento. Tutto ciò lascia poco posto ad un reale sviluppo delle capacità di riflessione e quindi di apprendimento di ogni singolo discente e ancora di più limita le motivazioni che stanno alla base della ricerca intellettuale e della conoscenza.

Nuove teorie pedagogiche: ad esempio il MOOC
Anche se non devono considerarsi come una panacea, le tecnologie attuali e soprattutto i cosiddetti “social media” se applicati dispiegando le loro potenzialità possono permettere di sperimentare e sviluppare nuovi modelli pedagogici. Ad esempio, il MOOC – che arriva fino a noi ora che la competizione tra le piattaforme Coursera, Udacity e l’ultima Edx è definitivamente aperta - potrebbe potenzialmente sostenere il superamento di alcuni limiti della formazione attuale di cui parla Dewey e di altri limiti del sistema universitario, quali la richiesta di molto tempo, l’accumulo di un sapere spesso dispersivo e poco mirato al mondo del lavoro, gli alti costi e in molti casi l’esclusività.
Il MOOC non si limita più alla sola “messa in rete” di materiale così come confezionato “offline”, ma si pone l’obiettivo di creare corsi ad hoc, dove le tecnologie non sono una semplice appendice ma un ambiente didattico attivo, dove, vale a dire, gli stessi studenti hanno un ruolo attivo a differenza della maggior parte dei contesti di istruzione tradizionali.


Ogni studente è un collaboratore attivo
Modelli di educazione come il MOOC possono dare ordine e indicazioni utili per orientarsi nel mare magnum della produzione, distribuzione e consumo dell’enorme mole di informazioni e conoscenza presente nell’universo del web.
Uno degli aspetti più interessanti che lega i tre processi – produzione, distribuzione e consumo – riguarda i valori della condivisione e della collaborazione tipici delle dinamiche dell’ambiente online legati all’approccio “open”, cioè gratis e accessibile a tutti. Il MOOC include spazi di confronto e scambio sui temi di comune interesse attraverso social, forum e altri strumenti di ultima generazione, e attraverso questi spazi l’intelligenza collettiva - di cui parlare Pierre Lévy, uno dei più brillanti "media philosopher" contemporanei, in riferimento alla popolazione del web e alla loro capacità di mettere in sinergia le proprie conoscenza - viene affinata e incanalata. “Educata” per dirla alla Dewey.
Lo studente passa quindi da una situazione di passività nel ricevere le informazioni, tipica del modello tradizionale, ad essere collaboratore attivo - coproduttore e coconsumatore - nel processo di apprendimento: oltre a poter scegliere percorsi di studio inerenti i propri interessi ed esigenze e studiare seguendo i propri ritmi di apprendimento, lo studente può ricercare e selezionare materiali, verificare le fonti, offrire informazioni, creare materiali nuovi da condividere e concorrere con i propri interventi ed il proprio punto di vista alla nascita di nuove idee, alla costruzione di significati e allo sviluppo di progetti.
Secondo ciò che emerge dalle dichiarazioni di Anant Awarall, presidente della piattaforma EdX e insegnante di Intelligenza Artificiale alla Berkeley, pare che i ragazzi si confrontino e partecipino più facilmente negli ambienti online, a differenza di ciò che ancora spessissimo capita nelle aule: ad una domanda posta da uno studente intervengono immediatamente gli altri studenti e anche se le risposte sono del tutto corrette, si innesca un processo riflessivo che un buon docente deve solo indirizzare.


Mooc per lo sviluppo dell’intelligenza collettiva.
L’ambiente online e in particolare piattaforme dedicate all’alta formazione basate sul MOOC possono permettere di oltrepassare il limite della disposizione fisica che nelle lezioni tradizionali concorre a separare gli studenti gli uni dagli altri, creando uno stato quasi di immobilità e passività, e gli studenti dal professore producendo una comunicazione a senso unico. La comunicazione reciproca di tutti con tutti, permessa dalle tecnologie sempre più “umanizzate” - forum, community, video chat, blog, social network e social media in generale - sospende positivamente i ruoli tradizionalmente intesi e crea l’humus adatto per atteggiamenti di cooperazione che concorrono allo sviluppo del cervello sociale, cioè di quella capacità di gestire un gran numero di relazioni con altri essere umani, che fra l’altro secondo le recenti scoperte dell’antropologo Robin Dunbar concorrerebbe al successo della specie umane. Nel MOOC, attraverso la partecipazione aperta e differenziata di ogni singolo studente, le prospettive singole possono essere guidate alla convergenza, ma non per dominarsi l’una con l’altra, quanto piuttosto per fondersi in pluri-sintesi e cioè quindi, in un’ottica di intelligenza collettiva, predisporsi per creare valore e innovare.

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