Marta che guarda
2 Settembre Set 2012 2244 02 settembre 2012

Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno, di Christopher Nolan

Si esce dal cinema con la testa rutilante di pensieri ogni volta che si vede un film di Christopher Nolan. Succede anche quando si tratta di un fumettone, come nel caso della saga dedicata al Cavaliere Oscuro, e anche quando si tratta di un film dove si danno botte da orbi per almeno due terzi del tempo, come in questo terzo episodio, Il Ritorno, quello che chiude la trilogia.
Un episodio non del tutto riuscito, sicuramente il meno riuscito dei tre, davvero un po’ troppo lungo (più di due ore e mezza, Nolan, un po’ di pietà!) e per di più con una trama un tantino pasticciata.
E comunque un film in grado di inquietare per la qualità dei suoi personaggi, sia quelli buoni che non sono mai solamente buoni, a cominciare da Batman, sia quelli cattivi che nutrono la loro crudeltà alimentando il dolore per le ingiustizie che loro stessi hanno subito, come del resto succede spesso anche fuori dallo schermo.
Ma a inquietare ancora di più qui sono i rimandi continui tra la profonda crisi etica e sociale che vive Gotham e quella che stiamo vivendo noi, occidentali smarriti di fronte alla recessione e al divario sempre più marcato tra ricchi e poveri, tra lusso e miseria. Gotham ha infatti la faccia esplicita di Manhattan, il simbolo numero uno dell’Occidente capitalistico e finanziario. Non a caso la rivolta dei derelitti guidati dal cattivissimo e brutale mercenario mascherato Bane inizia proprio con un attacco dentro il vero palazzo della Borsa di New York. Gotham, insomma, è Manhattan, con una sovrapposizione tra immaginario e realtà che mette i brividi.
E infatti ci si sente a disagio, seduti in poltrona, a guardare l’odio e il desiderio di rivincita dei poveracci che escono dalle fogne dove si erano rintanati per prendersi a ogni costo quello di cui loro non hanno goduto mai. Fanno paura le parole di rivalsa che Nolan mette in bocca a Bane, ma anche a Selina-Catwoman, una splendida e bravissima Anne Hathaway, ladra scaltrissima e raffinata cresciuta tra gli esclusi. E non aiuta il pensiero di quello che è successo a Denver, perché non è così difficile immaginare il fascino perverso che possono esercitare questo film (come altri) o certi suoi personaggi su menti esaltate o inceppate.
Va detto che poi questo rimando al nostro presente si perde un po’ via, forse anche giustamente, e il film è per lo più quello che deve essere: un action movie tratto da uno dei fumetti più dark tra quelli nati in America, con tanto di scontri, esplosioni, batmobile da togliere il fiato, suspense e, soprattutto, un sacco di scazzottate. Perché questo nuovo cattivo che deve affrontare Batman è un energumeno lottatore e non una raffinata, insidiosissima e fascinosa mente criminale psicopatologica come era l’indimenticabile Joker del secondo episodio, interpretato da quel gigante che era il povero Heath Ledger. No, qui si va sul pesante e quindi via con sequenze di pugni, testate, ginocchiate e mosse da scontri da strada che su di me hanno sempre un effetto stranamente soporifero. Ma deve essere colpa del mio cromosoma X. Non mancano comunque i colpi di scena che riaccendono l’attenzione, come è giusto che sia.
Si esce dal cinema un po’ provati, insomma, vuoi per la tensione vuoi per la noia, e con la grande soddisfazione che danno l’interpretazione sofferta di Christian Bale, il protagonista, quella di Michael Cane, il tenero e paterno maggiordomo, e quella della Hathaway che dimostra di essere un’attrice versatile e brava (oltre che bellissima) capace di interpretare in modo convincente e spiritoso, dopo la dolce e sprovveduta Andrea del Diavolo veste Prada, anche un’eroina ginnica e combattiva come Catwoman. Chapeau.

E per chiudere un omaggio all'indimenticato Joker di Heath Ledger.


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