Mambo
3 Settembre Set 2012 0817 03 settembre 2012

Attenti, l’epoca di D’Alema e Veltroni non è ancora chiusa

È un segno dei tempi se ha fatto più notizia la sequela di insulti apparsi sulla Rete alla notizia della recensione di Massimo D’Alema al libro di Veltroni che la recensione medesima. Ormai la politica si misura su questo applausometro fatto di urla, minacce e insulti che cominciano a preoccupare (ben gli sta) anche il principale responsabile di questa degenerazione, quel Beppe Grillo che ieri si è inventato una trama omicida contro se stesso. Tuttavia il dialogo a distanza fra D’Alema e Veltroni, per il tramite di un romanzo dell’ex sindaco di Roma, è in effetti un piccolo evento.

Lo è perché chiude in forme discreta un’antica querelle fra due protagonisti della trasformazione del Pci che si sono dati la mano nell’immediato post ’89 e poi hanno gareggiato e infine si sono detestati. Questa stretta di mano letteraria arriva probabilmente in ritardo. Oggi appare un gesto dettato dalla pressione dell’ondata di antipolitica e giovanilistica, da Grillo a Renzi, piuttosto che dalla consapevole intenzione di condividere un tracciato. Tuttavia chi dà più importanza ai facinorosi della Rete piuttosto che al fatto in sè non tiene conto di alcune cose.

Il fenomeno di disprezzo della politica e dei suoi protagonisti, che sia di destra o no, è un fenomeno destinato a nuove fiammate ma, come sempre accade alle finte rivoluzioni, a spegnersi dentro un riflusso conservatore. È sempre accaduto. In questo senso le prove di dialogo fra Veltroni e D’Alema, a cui si aggiunge quel Vendola a cui stanno preparando una scissione in casa (il bertinottiano Alfonso Gianni, e la ex ingraiana Fulvia Bandoli, il neo-dipietrista Sansonetti), rappresenta il tentativo della vecchia sinistra di riallacciare le fila. Se stiamo ai voti espressi, lo vedremo fra qualche mese, e non alle grida in Rete questo mondo è ancora la maggioranza relativa del paese ed è particolarmente vitale al punto che si appresta a una bella battaglia fra Renzi e Bersani che solo alcuni giovani turchi del Pd vogliono trasformare in uno scontro all’ultimo sangue.

Voglio dire che chi dà per morta la sinistra considerando chiusa l’epoca di Veltroni e D’Alema forse corre troppo in avanti con i desideri. I vecchi leader, vecchi politicamente perché anagraficamente non lo sono appieno, rappresentano un pezzo di storia in cui convivono sconfitte brucianti e “prime volte”. Fra le prime volte c’è la partecipazione e la guida del governo avvenuta dopo la catastrofe mondiale del comunismo che ha visto, unico esempio al mondo, una formazione che era nata con l’Internazionale di Lenin sopravvivere e trasformarsi radicalmente. Se stiamo al giudizio storico questo successo vale i tanti insuccessi. Il guaio di Veltroni e D’Alema, soprattutto il loro guaio, è stato duplice. Il primo è l’aver ceduto alla sirena del partito personale.

Avrebbero dovuto costruire un forte soggetto politico, più socialdemocratico D’Alema, più americano Veltroni, invece hanno dato vita a formazioni che sembravano legate solo al loro nome e alla loro ambizione. Il secondo è l’essersi fatti prendere la mano dagli staff. Più D’Alema che Veltroni. La quantità di veleni che questi staff hanno prodotto anche nello scontro al loro interno è ben rappresentato dal fatto che tutti, dicasi tutti, i membri di quello staff oggi militano attivamente nel mondo ex dalemiano.

Chi come il sottoscritto è stato amico sia di D’Alema che di Veltroni, con il secondo ho condiviso anni belli all’Unità, con il primo condivido una visione della politica, tranne il giudizio su Israele, l’idea che oggi i due prendano a dialogare invece di averlo fatto quanto molti di noi lo suggerivano è una tardiva soddisfazione. Comunque se leggeremo anche su questo giornale molti post infuocati, poco conta, resta il fatto che nel mondo della sinistra c’è qualcosa che si muove. In ritardo. Forse con troppo ritardo ma la velocità dell’antipolitica non deve ingannare perché si tratta di un fenomeno ad esaurimento, una bolla elettorale e dopo qualche anno non se ne parla più.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook