Mambo
5 Settembre Set 2012 0647 05 settembre 2012

Per salire al Colle, Prodi dipende dal Pd (e da Vendola)

I giornali di oggi, ma anche di ieri, danno l’avvio alla corsa per il Quirinale raccontando le ambizioni di Romano Prodi e il suo “patto” con Bersani. I candidati al Colle sono tre. Uno è sicuramente Prodi, l’altro è Monti, il terzo è Amato. Manca il nome femminile per il quale si sussurra della Bindi, della Finocchiaro, della Cancellieri. Tranne quest’ultima, questi sei nomi sono tutti orientati verso il centro-sinistra (con maggiore distanza lo è Mario Monti), il che porta alla prima considerazione: il centro-sinistra, o come diavolo si chiamerà, deve vincere le elezioni ovvero deve convincere qualche alleato, tipo l’Udc, o qualche avversario, tipo il PdL, o come diavolo si chiamerà, a votare per il proprio candidato.

I grillini e i dipietristi, se riusciranno questi ultimi ad entrare in parlamento, proporranno candidati bandiera e difficilmente, soprattutto i primi, vorranno partecipare all’elezione di un personaggio dell’establishment. Se le cose stanno così la rassegna dei candidati deve selezionare sulla base di due caratteristiche: il nome di chi ha più capacità di tenuta del proprio campo e ha più capacità di creare coalizione.

Prodi difficilmente avrebbe i voti dell’altra parte e persino del concittadino Casini ( che ormai è “rassegnato” a fare il presidente del Senato in attesa del prossimo Quirinale). Deve perciò fare leva sul successo del Pd e di Vendola e sulla compattezza di questo schieramento. Il passato non lo aiuta, nel senso che spesso il suo mondo lo ha vissuto come un estraneo o con ostilità. Tuttavia se i maggiorenti del Pd si accordano, potrebbe farcela.

Monti è una carta molto forte. In verità sia Monti sia Prodi sia Amato condividono il fatto di essere internazionalmente noti e stimati. Monti, dicevamo, è la carta di riserva per la premiership se le elezioni non dovessero dare un risultato netto ovvero se il leader del centro-sinistra decidesse, cosa improbabile, un passo indietro. Monti è in ogni caso un buon candidato alla presidenza della repubblica con ottime chanche di fare il pieno di voti sulla sinistra e sulla destra, a parte le estreme.

Amato è il classico candidato trasversale, la vecchia talpa che scava da tempo e che, pur osteggiato da tanti, ha le carte in regola per aspirare al ruolo presidenziale. Da anni è fuori dai giochi, è competente, si muove bene sulla scena internazionale, è politicamente un single. Meno possibilità sembrano avere le candidate donne a cominciare da quella che da più tempo aspira a questo incarico, cioè Emma Bonino. Alcune di queste signore sono o troppo di partito, Bindi e Finocchiaro, o troppo sconosciute, Cancellieri, o troppo conosciute, Bonino. La gara comunque è appena agli inizi. Un candidato potenziale, Nicola Mancino è stato fatto fuori dalle intercettazioni, un altro, Franco Marini, si è sottratto spontaneamente. È facile immaginare che fra un po’ voleranno i dossier e le notizie di procura che con grande capacità investigativa i soliti giornali riceveranno dagli amici e spacceranno per inchieste all’americana. 

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