Nuovo Mondo
7 Settembre Set 2012 1120 07 settembre 2012

Dal Costa Rica una lezione di efficienza e civiltà all'Italia

Il terremoto di 7.6 gradi della scala Richter in Costa Rica di due giorni fa non ha causato alcuna vittima, ma nessuno in Italia ne parla, forse per vergogna ed invece bisognerebbe parlarne perché è una grande lezione di civiltà, di preparazione e di volontà da cui dovremmo seriamente imparare.

Certo, sarebbe stato molto più facile e sensazionale parlare della grande sciagura in Costa Rica, di morti e feriti, di edifici danneggiati, dei messaggi di cordoglio con tanto di promesse di aiuto da ogni parte del mondo (e qualche giornale, a corto di notizie, si ostina a parlare di morti e distruzone), ma no, non c’è nulla di tutto questo e sebbene nel nostro immaginario locale, molto provinciale, nel Costa Rica ci sono soltanto capanne e baracche, allora ci sbagliamo doppiamente, anzi possiamo soltanto invidiarli.

Il bilancio di questo terribile terremoto è stato il cedimento di un ponte, alcune case crollate nell’epicentro, danneggiamenti vari il cui monitoraggio è già iniziato dopo un solo giorno e con le repliche ancora in corso (solo nella giornata di ieri sono state più di 500), disconnessioni nelle linee telefoniche ed in quelle elettriche già risolte in gran parte del paese. La prima presidente donna (non vorrei rincarare la dose, ne ho già parlato) del paese ha parlato di un vero e proprio miracolo, che sicuramente c’è stato, visto che l’allarme Tsunami tanto atteso, si è poi fortunatamente ridimensionato, ma il vero miracolo è stato organizzativo.

Da diversi anni il Costa Rica si è dotato di codici di costruzione rigorosissimi, al pari di Giappone e California ed anzi ispirati a quelli adottati in questi due paesi. «Ogni casa deve essere costruita con regole antisismiche, io ho costruito la mia undici anni fa e praticamente quando c'è un terremoto segue il movimento della terra, ieri era come stare su un dondolo, andavi avanti e indietro di diversi centimetri, ma alla fine la struttura non ha nemmeno riportato danni», ci racconta Maurizio Campisi, amico giornalista residente nel paese. «In Guanacaste, poi, che è zona turistica, queste regole sono ancora più rigide e valgono anche per l’edilizia popolare. Non potrei immaginarmi un terremoto come quello di ieri in Italia, avrebbe raso al suolo interi paesi».

«Abbiamo una forte cultura di cemento ed acciaio (retrofit antisismico). Per anni abbiamo lasciato gli edifici in calce e mattoni forati, che hanno generato numerosi problemi e che proseuge in molti paesi» riferisce Olman Vargas, direttore del Collegio nazionale degli Ingegneri ed Architetti. «I codici asismici strutturali del Costa Rica sono stati aggiornati secondo i più recenti standard internazionali per tre volte da quando sono stati ideati nel 1974, l’ultima volta lo scorso anno e posso assicurare che siamo in linea con tutti gli standard mondiali e con i metodi di costruzione in California e in Giappone, luoghi noti per l'alta attività tettonica», conclude Vargas. Ma aggiungo che tutti li rispettano ed un efficiente governo li fa rispettare.

Così, mentre ascoltavo queste parole, sciorinavo la triste lista nera dei recenti terremoti italiani: Umbria-Marche 1997, 6.4 Richter con 11 morti, 100 feriti ed oltre 80mila case danneggiate; L’Aquila 2009 6.3 Richter, con 308 morti, 1.500 feriti ed oltre 70mila sfollati; Emilia 2012 5.8 Richter, con 27 vittime, 50 feriti, 5.000 sfollati e danni ingenti ad aziende, fabbriche, palazzi storici.
A questo punto, io figlio del Terremoto dell’80, non vi chiederò cosa potrebbe succedere in caso di un terremoto di 7.6 gradi della scala Richter, né inizierò la solita solfa su imprevedibilità, norme asismiche, che ne abbiamo tutti pieni le scatole, dirò solo che dobbiamo imparare dal Costa Rica, che il Costa Rica è meglio dell’Italia, perché non è una battuta populista ma è un dato di fatto.

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