Congiuntura
7 Settembre Set 2012 1626 07 settembre 2012

Lo spettro del fallimento dell’eurozona? Aleggia ancora a Cernobbio

CERNOBBIO - «Se qualcosa può andare male, lo farà». A Cernobbio il clima è più disteso dello scorso anno, quando lo spettro del fallimento dell’eurozona aleggiava sul Villa d’Este. Ma il velato ottimismo della mattinata ha lasciato presto spazio a un pragmatico pessimismo. Banchieri, imprenditori, top manager: sono tutti qui. E discutono di come uscire dal pantano in cui è entrata l’Italia. Certo, le promesse della Banca centrale europea sono servite a dare un po’ di sollievo a Roma e Madrid sui mercati obbligazionari, ma poi? Come spiega un banchiere, noto per la sua pacatezza, durante una pausa dei lavori, «l’eurozona sta ballando sul filo del rasoio: ti ricordi cosa dice la legge di Murphy, vero?».

Non c’è solo l’Italia a impensierire l’universo finanziario mondiale. «Tutto sembra crollare, dall’eurozona alla Cina, passando per i BRICS e finendo con gli Stati Uniti», continua il banchiere. La fiducia degli investitori latita, la recessione nell’area euro peggiora di giorno in giorno e le sfide che si trova davanti l’Europa sono forse insormontabili. La prima di tutte è l’approvazione dello European stability mechanism (Esm), il super fondo di stabilizzazione finanziaria da 500 miliardi di euro. Fra meno di una settimana, il 12 settembre, la Corte Costituzionale tedesca dovrà fornire il suo parere. Anche se positivo, bisognerà poi trovare le risorse finanziarie per alimentare il fondo. «Non è una sfida facile, dato che Berlino non vuole pagare per tutta l’eurozona», continua. E nel mentre si avvicina un altro banchiere, che rimarca un secondo aspetto. Il cancelliere tedesco Angela Merkel non può permettersi di perdere le prossime elezioni, previste per l’autunno 2013. E poi si dovrà trovare una struttura nuova per l’eurozona, dato che l’attuale ha dimostrato di non poter reggere nel lungo periodo. Per farlo, occorrerà riformare i trattati europei. «E voglio vedere come si riusciranno a mettere d’accordo oltre 500 milioni di persone», dice uno dei delegati del Forum. Del resto, se i dissidi fra nazioni ci sono su temi frivoli, figuriamoci cosa potrebbe succedere quando si dovrà scegliere se cedere o meno parte della propria sovranità all’Ue.

«Ma chi crede che tutte le tappe verso la piena Unione europea siano facili?». È questo quello che si chiedono in molti. Se l’unione bancaria non vedrà la luce prima del prossimo anno, è legittimo chiedersi in che modo si vuole procedere, specie con gli imminenti appuntamenti elettorali. «Prima vengono gli interessi interni, poi quelli esterni», rimarca uno dei presenti, top manager di una società francese. In altre parole, prima si guarda a ciò che succede dentro i singoli confini nazionali, poi al bene dell’intera eurozona. Una tendenza cancerogena che è stata fra le cause dell’attuale crisi e che sta andando avanti. A ben guardare lo spettro del fallimento dell’eurozona aleggia ancora.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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