Una figlia come te
7 Settembre Set 2012 1248 07 settembre 2012

Riassunto delle puntate precedenti

Prima di arrivare a progettare la sua cameretta con Sweet Home 3D for Mac - un programma fra l'altro fantastico che mi ricorda quando giocavo con le case dei Sims, solo che qui non servono crediti e puoi costruire e arredare la casa che vuoi! - beh, il percorso è stato lungo e tortuoso. A grandi linee si potrebbe riassumere così.

Mese 1

Praticamente non esiste e non ho capito perché si conta per intero, cioè a due settimane di gravidanza in realtà non sei incinta. La qual cosa mi ha causato diverse difficoltà nell’individuare la data precisa della mia gestazione in modo autonomo.

Mese 2

Ho fatto il test fai-da-te, quello della farmacia, due volte. La prima era un sabato mattina. Il giorno prima avevo partecipato a un mega convegno di 10 ore sui nuovi media, intervistato Chris Anderson (direttore di Wired Usa) e mangiato con un collega al McDonald's della Stazione Termini. Roba che adesso mi stanca solo a scriverla.

La seconda stanghetta, manco a dirlo, era così sbiadita che ho dovuto ripetere il test. Poi erano sbiadite anche le linee nel secondo. Nell’aria, però, avevo fiutato qualcosa. “Oddio”, ho detto mentre mi sedevo sul letto.

“Allora siamo incinti?”, aveva chiesto invece Mr P., tutto eccitato sulla sedia dello studio della ginecologa numero 1 (l'incompetente). “Un pochino – aveva risposto lei – Ma non ditelo a nessuno”.

Da lì, più o meno, ho cominciato a contare. Anzi, prima ho rispedito a casa dei miei il gatto, che poverino si era appena trasferito da noi e tutti sappiamo quanto i felini amino cambiare casa ogni tre settimane. Poi ho cominciato a contare.

Più che altro, siccome mi sentivo stranamente bene, ho iniziato a cercare su Internet informazioni sulla comparsa dei primi sintomi della gravidanza. Avevo sentito storie epiche su seni doloranti solo a guardarli, fianchi gonfiati ad elio nel giro di 24 ore e – soprattutto – le tanto temute nausee. Quando sarebbe arrivato tutto il pacchetto bebé?

A sei settimane compiute ho cominciato a vomitare. È iniziato tutto una sera, dopo il lavoro. Ok, dopo aver mangiato tipo 3 etti di stracchino (credevo che le donne incinte avessero bisogno di molto calcio!). Da lì il declino.

Mese 3

Alla fine del secondo mese avevo già perso quattro o cinque chili, più una visita notturna al pronto soccorso ostetrico del San Camillo e varie pere di antiacidi e gastroprotettori. Il terzo mese l’ho iniziato direttamente da ricoverata. Prognosi: iperemesi gravidica. Cura: ecografia al fegato, al pancreas e gastroscopia senza anestetico (praticamente per me le prove generali del parto). Ne sono uscita dopo 11 giorni, incluse Pasqua e Pasquetta. Tra le migliori frasi di incoraggiamento in questo periodo (che meriteranno comunque un post a parte) vorrei citare:

“È il tuo subconscio che vuole liberarsi di quello che hai dentro attraverso l’espulsione del cibo…”

“Devi ritenerti fortunata, molte donne vorrebbero essere al tuo posto” (intendi al letto #1 di Patologia ostetrica, da 10 giorni?)

“Dai, ci sono donne che vomitano per tutti e 9 i mesi…”

“Dai, c’è l’amica di una vicina di casa di un’amica che ha continuato a vomitare anche dopo il parto”

Ottimo.

Mese 4

Il vomito, infatti, non era proprio finito. La storia del terzo mese uguale fine dei disturbi va interpretata con molta elasticità. Così la routine del mio quarto mese era più o meno questa.

  • Sveglia e colazione al letto (grazie Mr P.!)
  • Vomitatina (non tutti i giorni, wow!)
  • Abito, trucco e parrucco. No, non ho le forze per il trucco. I capelli tanto appena mi sento meglio li taglio
  • In macchina verso la redazione (con busta di cartone sul sedile del passeggero, come in aereo)
  • Abboffata di cracker, tarallucci pugliesi, grissini e affini per tamponare l’acido allo stomaco e il sapore di metallico (tipica sensazione descritta ampliamente anche sui libri di gravidanza)
  • Rientro a casa, stramazzata sul divano con uno e un solo pensiero: mi licenzio e passo il resto della vita con la nausea sul divano
  • Cena, che quasi solitamente includeva la seconda porzione di pasta del giorno. Una dieta che, abbinata al tour di taralli, mi ha fatto rapidamente riprendere i chili persi fino al Mese 3 (in totale circa sei). La qual cosa presto non sarebbe risultata tanto gradita al ginecologo numero 2, che di lì a poco sarebbe diventato il mio Guru, il mio Grillo parlante (da cui Mr G.) e – dietisticamente parlando – il mio dolce terrore.
  • Buonanotte, con pila di fette biscottate sul comodino per tamponare gli acidi di cui sopra che avevano la fastidiosa abitudine di ripresentarsi nel cuore della notte

Mese 5

“Non vomiterò per nove mesi”. A giugno, quinto mese, quest'affermazione si è fatta via via timidamente più vera. E ho cominciato a sentirmi meglio, ogni giorno di più.

Ma giugno è stato soprattutto il mese di due grandi avvenimenti. Il primo calcio e il primo pianto, non per me ma per Lui.

Il momento è stato più o meno lo stesso: i giorni dell’amniocentesi. Il primo calcio l’ho sentito mentre, rientrata a casa dall’intervento, mangiavo un Filet o’fish del McDonald’s sul divano, insieme a Mr P., di fronte a Nati con la camicia, mitico film di Bud Spencer e Terence Hill. Non ho mai capito se le bebè avesse apprezzato il panino, la salsa tartara o le patatine fritte. O se si stava sdegnando, magari nascerà salutista?

Il pianto è arrivato pochi giorni dopo, quando un mal di pancia “sospetto” mi ha mandata di corsa dal ginecologo. Senza pace, per la prima volta con la paura di aver compromesso tutto.

Sono tornata a casa con una foto regalo dell’ecografo e una prescrizione per magnesio. Il resto tutto a posto.

Mese 6

Il sesto mese è stato quello della rivoluzione fisica.

Ho cominciato a prendere la forma di una papera. Ho messo via definitivamente i vestiti civili per dedicarmi esclusivamente ad abitini mammeschi e pantaloni con l'elastico (che, diciamolo, già indossavo da un po'). Poi mi sono macchiata la pelle delle gambe in piscina, altre macchiette di sole mi sono spuntate sugli zigomi. Soprattutto, mi è tornata la fame mentre il ginecologo mi aveva dato un margine di un chilo in più in sei settimane.

La prova costume col pancione, comunque, è stata una svolta pazzesca. Nessuno guarda i tuoi fianchi se c'è qualcosa di frontale che sporge molto di più e non devi preoccuparti di trattenere il fiato nelle foto di profilo, per apparire più fit. Unico neo, l'abbronzatura da costume intero. Ma, a pensarci bene, meglio restare bianchiccia che finire leopardata a macchie.

Mese 7

Eccoci arrivati. Ferie, vacanze e blog. Da qui in poi, buona lettura

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook