Fra antilopi e giaguari
7 Settembre Set 2012 1424 07 settembre 2012

Se non sento non credo. L'intercettazione vale più dell'editoriale.

Finché non sente con le proprie orecchie il telespettatore non ascolta. Finché non legge virgolettati di intercettazioni il lettore non si interessa. A screditare Berlusconi agli occhi della maggioranza degli italiani non sono stati gli anni di rigorose inchieste, robusti libri, ben strutturati processi, ma gli audio della sua vivavoce a colloquio con le olgettine.

Allo stesso modo da settimane si discute sulle dinamiche di potere interne al Movimento 5 Stelle, a partire dalla figura di tal Casaleggio, presunta mente dell'operazione Grillo. Per portare al centro dell'agenda la questione è però servita la voce captata in un bar di tal Favia, eletto tra i primi nelle liste stellate, che raccontava come, secondo lui, sono gestite le cose a Casa Grillo.

Ascoltare le voci senza commento alcuno, leggere i contenuti degli interrogatori senza apparenti mediazioni è l'unico strumento che muove coscienze e solleva indignazioni.

Dopo anni di retroscenismo giornalistico, di ricostruzioni politiche che dicono il vero, il falso e il loro contrario nel breve volgere di dodici click, i cittadini non credono più a chi spiega o cerca di spiegare.

Vogliono sentire, vogliono mettere l'orecchio al muro e l'occhio nello spioncino. Poco importa se la ricostruzione di un interrogatorio omette certe parti e ne mette in luce altre portando il lettore esattamente dove vuole portarlo chi ricostruisce; poco importa l'attendibilità dei vari Lusi, Favia o Sabina Began. Così come non importa la tempistica con cui le testate tirano fuori quello o quell'altro contenuto. L'illusione di abbeverarsi alla fonte delle notizie oscura ogni potenzialità critica dello spettatore.

Toglietevi di mezzo editorialisti e narratori, sembra dire lo spettatore, lasciateci ascoltare da soli quello che dicono i potenti quando non pensano d'essere ascoltati.

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