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8 Settembre Set 2012 1755 08 settembre 2012

Il voto per il partito di Monti è liberalizzato ma Marcegaglia non è competitiva

Viene naturale pensare che la mossa di Emma Marcegaglia che dichiara il suo appoggio a Casini è di quelle che interessano ai giornalisti, a chi fa politica, agli imprenditori che la appoggiarono in Confindustria e a pochi altri. Fuori, nel mondo, per strada, non cambia una virgola. E allora piuttosto che scambiare il nostro acquario per il mare, vale la pena vedere cosa potrebbe invece muovere le acque. 

Qualche giorno fa a chi scrive è capitato di partecipare ad un dibattito con Nando Pagnoncelli di Ipsos, giustamente ritenuto uno dei sondaggisti più seri in Italia. Davanti alla perplessità che anche lui attribuisca circa il 20% del consenso a Italia Futura rispondeva che in questo momento la fame di novità è tale che qualsiasi cosa di minimamente credibile si presenti coglie subito l'attenzione del pubblico. A semplice conferma del clima di cesura con un passato che non passa che circola nel Paese. 

D'altra parte delle quattro categorie classiche di cui è composta la "notizia" (novità, personalità , dramma e conflitto) è proprio la prima che ha latitato per vent'anni. Ma Pagnoncelli sottolineava che "nuovo” vuole appunto anche dire "credibile" e che i privilegi della casta fanno tanto arrabbiare soprattutto perché sono a fronte di una credibilità sottozero. 

(Ecco, da questo punto di vista la carta Marcegaglia, che per ora giura di non volere scendere in politica e che Buttiglione ha definito "il nostro Monti", difficilmente potrebbe essere quella giusta perché è si "nuova", e donna, ma le sue credenziali riformiste sono quanto meno appannate da una gestione di quel carrozzone di Confindustria caraterizzata da immobilità e forte conservatorismo visto che non si ha traccia di grandi riforme in viale dell'Astronomia). 

Sul fronte della credibilità e della novità Monti resta l'unico totem dell'ala moderata-riformista anche se difficilmente potrà battere strade diverse da quella “alla De Gaulle” che dice che il potere «non si cerca, si raccoglie» e di cui scrive oggi Stefano Folli sul Sole. Se Monti dice che prende una posizione nell'arena politica gli si squaglia il governo come neve al sole. Fin qua, da buon commissario Antitrust, ha realizzato in questo modo, e si scusi la battuta, una liberalizzazione del voto montiano. In tanti lo rincorrono, da Renzi a Casini, passando per il contradditorio Enrico Letta (più montiano di Renzi ma alleato di Bersani) per arrivare a Montezemolo e i suoi, nessuno può dire di averne il monopolio ma, almeno fra le classi medio alte come si vede da Cernobbio, il suo potenziale c'è ed è forte.   

Chiaro che la discesa in campo di una lista Monti fatta di suoi ex ministri romperebbe parte di questa liberalizzazione, con un soggetto politico che avrebbe più diritto ad affermare la continuità di altri. Ed è chiaro che, per le stesse ragioni per cui Monti anche se volesse non potrebbe esporsi ora, anche la Lista Monti per venire fuori ha ancora bisogno di tempo. 

Per tutte queste ragioni diventa sempre più determinante capire con quale legge elettorale si voterà. Se ad esempio ci saranno le preferenze che rendono più semplice per le macchine dei partiti portare voti a candidati imposti dall'alto rispetto ai collegi, se ci sarà un premio e di che tipo, e così via. Posto che siamo l'unico paese europeo a cambiare legge elettorale ad ogni elezione, e che già di per sé questo contribuisce a minare la credibilità della classe politica, è proprio lei, la credibilità, quella che farà la differenza fra tutti i soggetti che giocheranno la carta della novità. Anche perché la credibilità, a differenza della novità, è una carta che si può giocare più di una volta. 

PS: ho una passione per le definizioni del dizionario Devoto-Oli dove credibilità, oltre a «prestigio personale» significa «la possibilità di essere ritenuto vero».

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