A mente fredda
8 Settembre Set 2012 1358 08 settembre 2012

Primarie PD: quello “strano” sondaggio che ha rotto la spirale del silenzio

Poche ore fa anch'io, come tanti altri blogger e redattori de Linkiesta e come diverse voci del panorama italiano dell'informazione e dell'opinione informata, sono intervenuto sulla campagna che sta contrapponendo Matteo Renzi all'attuale segreteria (e, a dire il vero, anche agli esponenti di spicco dei settori che da questa segreteria erano piuttosto lontani) del Partito democratico. Nel giro di pochi giorni, infatti, una dialettica interna che sembrava trascinarsi stancamente si è potentemente ravvivata, dando origine a un dibattito dai toni elevati che sembra accompagnarci verso primarie effettivamente contese, forse anche più del processo che a suo tempo ha portato all'elezione alla segreteria di Bersani, se non altro perché allora i due competitori principali erano chiaramente identificati come rappresentanti di gruppi dirigenti già ai vertici del partito, pronti a continuare la loro gestione sulla base dei rapporti di forza usciti dal voto senza particolari scossoni.

Ma quando, di preciso, un candidato apparentemente privo di un seguito strutturato al di là della sua specifica realtà locale e di pochi altri settori in cui avevano voce in capitolo dirigenti a lui vicini è diventato un oppositore vero alla conferma di Bersani alla cadidatura a Palazzo Chigi? Già da qualche tempo il giro di presentazioni di Stil novo (prontamente stroncato da critiche forse un po' pretestuose per quello che è nei fatti il tassello di un più complesso lavoro politico, e non un contributo alla storia del Rinascimento fiorentino...) e il buon successo alle feste di partito avevano messo in evidenza come un certo consenso diffuso sul nome di Renzi potesse svilupparsi. Ma la consacrazione, possiamo dire, è avvenuta con la diffusione del sondaggio commissionato all'Istituto Piepoli da Sky TG24 e reso noto il 5 settembre: in base a tale rilevazione, Renzi sarebbe alla pari con Bersani nel gradimento degli elettori del PD, e addirittura lo supererebbe tra gli elettori più generalmente orientati verso il centro-sinistra, ovvero nel bacino naturale per una consultazione di coalizione.

Proprio oggi un bell'intervento di Roberto Mincigrucci per il magazine online YouTrend ha evidenziato come la rilevazione Piepoli fosse da prendere con le molle, in primo luogo per la domanda posta:

Matteo Renzi sta sfidando nelle primarie del Partito Democratico il segretario del partito Pierluigi Bersani. Chi dei due preferisce come guida del Partito Democratico?

A differenza di altri sondaggi, infatti, i ricercatori di Piepoli hanno meccanicamente ridotto le possibilità di risposta, generando una potenziale distorsione ulteriore nella rilevazione di tendenza in un corpo elettorale per definizione instabile nella composizione e difficile da individuare come quello dei potenziali partecipanti a primarie aperte. Il sondaggio insomma, sembra impostato per concentrare l'attenzione su Renzi e farlo uscire come sfidante credibile, in una parola e senza mezzi termini, per ottenere il risultato che effettivamene si è avuto (questo naturalmente a prescindere dal fatto che, data l'autorevolezza dell'ente che ha eseguito il sondaggio, non vi è ragione di dubitare sull'accuratezza nella raccolta e nell'esposizione dei dati).

Insomma, sembra che fin dall'inizio il sondaggio avesse come obiettivo non solo e non tanto quello di "fotografare" uno stato di cose, ma di influire sugli eventi, rompendo la "spirale del silenzio" che circondava la figura dell'outsider di queste primarie. Sul concetto ideato oltre quarant'anni fa dalla sociologa Elizabeth Noelle-Neumann per delineare il rapporto tra media e processi democratici nelle società sviluppate, e sulla sua possibile applicabilità in una società in cui il numero e l'intensità delle informazioni e delle voci che ci raggiungono quotidianamente si è moltiplicato, rinvio alle sintetiche considerazioni esposte a giugno da Giuseppe Martelli su Termometro Politico, in riferimento al momento forse di maggior presa del MoVimento 5 Stelle sull'opinione pubblica. Io mi limito a mutuare da quel discorso un breve spunto che si può applicare a questo caso specifico.

Fino a pochi giorni fa, la candidatura di Renzi era data per perdente per definizione da tutti, anche da chi lo avrebbe votato. Per la sua posizione nell'arco delle proposte politiche proponibili nel centro-sinistra, oltreché per la sua scarsa influenza tra apparati e gestori del consenso dei tesserati, quella del sindaco di Firenze sembrava una opzione sostanzialmente velleitaria e "di testimonianza" per chi pervicacemente era convinto della possibilità di un centro-sinistra "altro" di quello, ormai inevitabilmente consolidato, nato dall'accordo suicida tra sinistra "tradizionale" e confessionalismo cattolico, per cui i primi mettevano tra parentesi ogni possibile riferimento a una tavola dei valori laica e inclusiva, relegando alla "libertà di coscienza" dei parlamentari ciò che invece doveva essere garantito alla libertà di coscienza dei cittadini, in cambio di una messa in soffitta di qualsiasi superamento delle vischiosità corporative del mercato del lavoro e del sistema di protezioni ineguali consustaziale al radicamento sociale delle lobbies sindacali. Il sondaggio ha improvvisamente fatto sentire chi considerava come praticabile l'opzione-Renzi meno chiaramente destinato alla sconfitta, all'isolamento e alla minoranza permanente, e potrebbe quindi spingere a uscire allo scoperto un numero di simpatizzanti e sostenitori che, senza avere sviluppato la sensazione di vivere primarie contendibili, probabilmente non sarebbero usciti allo scoperto.

In che misura questi risultati si avvereranno, non è dato sapere. Sicuramente, già ora alcune conseguenze previste dal modello si stanno verificando, visto quanto sul serio è presa dai suoi avversari l'eventualità di un Renzi davvero competitivo, e visto il fuoco di sbarramento a cui questa convinzione ha condotto su più piani.

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