Monica Frassoni
EuropaVerde
9 Settembre Set 2012 0948 09 settembre 2012

Monti e il populismo: i governi non bastano, il premier incoraggi iniziative dal basso

Ieri a Cernobbio il Presidente Monti ha proposto di convocare un summit di Capi di Stato e di governo sul rischio di deriva populista in Europa, che si trova a suo dire in una situazione pericolosa, di crescente "antagonismo" e populismo con il rischio di disintegrare l'Unione, proprio quando si pensava di poter invece andare in una direzione diversa.
Insomma Monti sembra dire « guardate questi birichini di Europei che non si rendono conto di tutto il bene che si sta loro facendo tagliando pensioni e welfare e non dando altra prospettiva per i prossimi anni se non tagli e "riforme strutturali", condite magari con un po' di infrastrutture inutili e investimenti a vantaggio dei soliti noti. » Monti, mescolando un po’ piani diversi, sembra tornare alle sue dichiarazioni sui parlamenti nazionali come elementi di “disturbo” e rigidità per la presa di decisione a livello europeo, cosa verissima ma non accettabile senza un chiaro riferimento al ruolo del Parlamento europeo come co-legislatore; o alle sue svariate dichiarazioni secondo le quali esiste in realtà solo un modo di fare le riforme e di essere credibili sui mercati ed è quella descritta dalla Troika (Commissione, ECB, IMF).

Certo é vero che dà molta tristezza il riemergere di vecchi stereotipi con i tedeschi alla Sturmtruppen e gli italiani o i greci pronti alla fregatura e dobbiamo assolutamente rispondere e contrapporre una via posizione Ma quando egli parla di "antagonismo" non vorrei che si mettessero sullo stesso piano i leghisti e i True Finns e coloro che, come noi, sono convinti che l'UE stia mettendo in atto politiche che hanno fortemente contribuito a peggiorare la situazione e che solo con un deciso cambio di rotta sarà possibile recuperare consenso e adesione al progetto europeo.
Se é indubbio che il richiamo ad una decisa azione contro i populismi anti-europei che approfittano del disagio per diffondere messaggi allo stesso tempo semplici e profondamente errati sia condivisibile, mi pare che nel discorso di Monti venga molto sottovalutato il fatto che il sentimento di timore e scetticismo nei confronti dell'UE ( e dei governi) non é casuale. Non é che gli europei siano diventati nazionalisti o scettici per caso. Anzi: l'Eurobarometro uscito proprio in questi giorni dice che per la maggioranza degli europei l'UE é una fatto positivo, anche se sentono che non hanno voce in capitolo nelle decisioni che prese a livello europeo.
Ma é indubbio che a quattro anni dal suo inizio, l'UE nel suo insieme non ha saputo affrontare e risolvere una crisi che continua ad essere da molti considerata semplicemente come una crisi del debito sovrano. Quindi si continua allegramente a tagliare, e si continua (molto meno allegramente) a sprofondare nella recessione. Insomma, non si puo' considerare estraneo allo sviluppo di sentimenti anti-europei il fatto che da 4 anni l'UE nel suo insieme sostiene delle opzioni di politica economica che non funzionano. Certo, ci sono forze politiche e media che alimentano forti risentimenti, da un lato quello del "povero" che si sente ingiustamente punito e dall'altro quello del "ricco" che ha penato per risolvere le sue difficoltà (vedi Finlandia negli anni '90 e la Germania negli anni 2000) e al quale viene detto giorno e notte che non bisogna continuare a buttare soldi in un pozzo senza fondo. Ma mi pare davvero difficile superare questi "sentimenti" senza prendere una strada decisamente diversa e che produca qualche risultato reale sulla vita delle persone. I Verdi europei insieme a molti altri hanno fatto parecchie proposte, quasi mai davvero prese in considerazione dai "tecnici"... La contro-Cernobbio, organizzata da Sbilanciamoci ne sta discutendo animatamente; http://www.sbilanciamoci.org/controcernobbio/): nuove e stringenti regole dei mercati finanziari, un bilancio comunitario più ampio che permetta investimenti in green economy, green jobs e ricerca, un riequilibrio della politica fiscale, ma anche il rilancio del lavoro interrotto sulla Costituzione europea...eccetera eccetera...

Il punto centrale é che domare i mercati e lo spread nel brevissimo periodo é una cosa; mettere in atto politiche economiche che diano lavoro e creino attività e sviluppo in modo stabile e sostenibile é tutta un'altra. Ed é soprattutto (ma non solo) su questo secondo punto che é necessario prendere atto che bisogna cambiare strada se vogliamo battere il populismo.

In secondo luogo, é del tutto illusorio (con tutto il rispetto) pensare che 28 signori e una signora possano credibilmente affrontare questo problema senza coinvolgere cittadini, parlamenti, (a partire dal Parlamento europeo), forze politiche. Crederlo sarebbe espressione di un atteggiamento paternalistico inaccettabile e soprattutto inefficace, che formenterebbe ancora di più il risentimento nei confronti dei "potenti". Dunque mi permetto di suggerire che in questa iniziativa venga coinvolto il PE, magari invitando il Presidente e i capigruppo; penso inoltre che il Parlamento italiano dovrebbe proporre di portare a Roma nello stesso momento delegazioni dei vari parlamenti nazionali oltre che del PE.
Naturalmente chiedero' anche ai miei colleghi Presidenti dei Partiti europei di pensare ad un'iniziativa a ridosso del vertice, se si farà. E so che organizzazioni e gruppi della società civile stanno mobilitandosi per una campagna sulla democrazia europea, anzi sull'Assemblea Costituente; perché non organizzare allora una mobilitazione intorno al vertice a Roma? Credo che sarebbe molto opportuno che il Governo Monti fosse aperto e anzi incoraggiasse questo tipo di iniziative che, lungi dal dover essere considerate "antagoniste" devono avere uno spazio nel dibattito pubblico...

Nelle conclusioni del Vertice di giugno si diceva molto pomposamente che gli Stati sono "i proprietari" del processo di integrazione europeo. Io sono convinta che anche questo approccio contribuisca a quella "deriva populista" di cui si parlava più sopra. Non possiamo salvare l'Europa senza coinvolgere i cittadini. E non possiamo salvarla nemmeno senza almeno discutere possibili alternative alla strategia che la maggioranza dei governi e la Commissione hanno condotto finora. Magari dimostrando che, contrariamente forse agli anni '50, oggi é perfettamente possibile vincere il consenso dei cittadini su un progetto europeo forte, ambizioso, efficace e risolutamente federalista.

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