Rodolfo Toè
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10 Settembre Set 2012 0937 10 settembre 2012

Quando la Jugoslavia impazziva per il Messico.

Una piccola chicca per cominciare meglio la settimana: negli anni cinquanta, consumatasi la rottura tra Tito e Stalin, la Jugoslavia fu costretta a ridefinire le proprie coordinate culturali. Con risultati a dir poco sorprendenti.

L'autrice Slovena Miha Mazzini e il magazine online Bturn ci regalano una vera e propria chicca, raccontando l'effimera stagione della febbre messicana in Jugoslavia: nel 1948, il leader Jugoslavo Josip Broz Tito ruppe la sua alleanza con Stalin. Il paese si trovò improvvisamente al centro di due blocchi, quello del libero mercato e quello sovietico. Il regime Titino imprigionò molti simpatizzanti della Russia Stalinista (reali, o immaginari). I film Russi, improvvisamente, non furono più così popolari.

Le autorità Jugoslave dovevano cercare nuove coordinate culturali di riferimento. Le trovarono in Messico : un paese lontano, i cui carri armati non sarebbero mai e poi mai apparsi alle frontiere Jugoslave e, soprattutto, un paese in cui « la rivoluzione » era costantemente esaltata nei cinema.

"Un Dia de Vida" (1950) di Emilio Fernandez divenne così popolare - scrive la Mazzini - che ancor oggi molti anziani nei paesi dell'ex Jugoslavia la ritengono una delle pellicole più famose di tutti i tempi, anche se con ogni probabilità essa è sconosciuta in ogni altro paese (compreso il Messico).

Una vera e propria « febbre messicana » contagiò la Jugoslavia, con il risultato che moltissime false band messicane si formarono in tutto il paese. Sul sito dell'autrice è possibile trovare una cospicua galleria di copertine di Lp Jugo-Messicani dell'epoca. E anche qualche delicatissima perla di una delle koiné musicali più bizzarre di tutti i tempi.

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