Che tempio fa
10 Settembre Set 2012 0901 10 settembre 2012

Sull'omosessualità la Chiesa sbaglia: religiosi e laici fiorentini scrivono al vescovo

La Chiesa deve riconoscere il cammino della scienza nella conoscenza dell’uomo, senza dichiarare verità assolute quelle che poi, come avvenuto tante volte in passato, dovrà riconoscere come errate. E questo vale anche per l’omosessualità: «In questi ultimi anni è maturato un modo di comprendere l’omosessualità radicalmente diverso, che ormai, con varie sfaccettature, è accettato da quasi tutti. Si parla dell’omosessualità come di un elemento pervasivo della persona che la caratterizza nella sua profonda identità e le fa vivere la sessualità in modo ‘altro’». È a partire da questa consapevolezza, frutto di un lungo percorso, che un gruppo di persone - tra cui don Fabio Masi, parroco di Paterno a Bagno a Ripoli (Provincia di Firenze), don Alessandro Santoro, prete delle Piagge (Firenze), don Giacomo Stinghi, parroco della Madonna della Tosse (Firenze), e suor Stefania Baldini, domenicana di Prato - quasi tutte impegnate nel sociale, ha rivolto all’arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori, una lettera aperta di critica al settimanale diocesano «Toscana Oggi», colpevole di aver pubblicato di recente articoli che «non fanno che ripetere sull’omosessualità le norme ecclesiastiche di sempre senza approfondire l’argomento che negli ultimi anni si è notevolmente sviluppato e chiarito e che ha ancora bisogno di ricerca».

Gli articoli del settimanale si erano già attirati, lo scorso luglio, un notevole numero di critiche da parte dei lettori, ma ora i firmatari sperano che la lettera aperta, che sta girando sul web, inneschi un dialogo con l’arcivescovo.

Meno ottimista il gruppo di omosessuali credenti Kairos: «Ogni anno abbiamo invitato l’arcivescovo alla nostra veglia contro l’omofobia, ma non ci ha mai risposto», ha detto il portavoce Innocenzo Pontillo, soddisfatto, tuttavia, che nelle parrocchie si cominci a parlare di questo tema. «E’ molto importante - ha detto - che dei sacerdoti siano usciti allo scoperto, non con una solitaria alzata di testa, ma con un’iniziativa ponderata e sostenuta dalle loro comunità» sottolinea Kairos. «E farà bene anche alla Chiesa, a cui molti potranno riavvicinarsi».


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