Una figlia come te
11 Settembre Set 2012 1743 11 settembre 2012

Gravidanza, pallottoliere e bilancia

La pancia è questione di numeri, e non mi riferisco alla circonferenza del punto vita. La contabilità della mamma-to-be, specialmente se parla con un’altra donna o un dottore, si articola intorno a poche misure fondamentali: la durata della gestazione e il peso raggiunto.

Le domande, sempre le stesse, sono due e generalmente si susseguono senza soluzione di continuità a pochi secondi di distanza:

A che mese sei?
Quanto hai preso?

Se la prima è una questione abbastanza oggettiva – “abbastanza” perché tutte, prima o poi, arrotonderanno un po’ per eccesso (raramente per difetto), per sentirsi più vicine al traguardo – la seconda è ovviamente una valutazione assai più complessa e delicata.

Primo, il peso di partenza. Vale l’ultimo misurato oppure quello a cui si stava aspirando? Capirete che può esserci una bella differenza. Nel mio caso, poi, che all’inizio ho perso quasi sei chili per via dell’iperemesi, quale numero conta? Sapete, è facile dire “sei ingrassata” – anzi, pensare, perché in faccia non ve lo dirà quasi nessuno – ma tutto dipende dal “peso zero”. Come un conto alla rovescia alla Nasa, bisogna essere precisi.

Poi subentra il vostro Guru (leggesi ginecologo), con le sue regole che vi sforzerete di rispettare, accompagnate anche da un certo timore reverenziale. Girano storie di ginecologi che non tollerano un chilo in più per i primi quattro mesi (i vari gonfiori, a cominciare dal seno, sono dovuti agli ormoni che, pare, pesano come l’aria quindi non vi danno margine di ingrassamento).

Il mio Mr G., il secondo medico che mi ha seguito per questa gravidanza (la prima l’ho licenziata dopo che voleva curare l’iperemesi con sedute dallo psicologo e quintessenza di menta), non mi ha mai detto niente fino al sesto mese. Ad ogni visita annotava numeri e codici nelle cellette della mia scheda. Finché un giorno è arrivata la frase fatidica: “Il suo peso è sbagliato”. Episodio che meriterà un post a parte.

Per rendervi partecipi dell’ossessione che ruota intorno al peso in gravidanza, vi racconto una conversazione lampo che ho avuto a un ricevimento di matrimonio pochi giorni fa. L’interlocutore, neanche a dirlo, è un dottore che – non ci facciamo mancare niente! – si occupa di obesità.

Io: Salve, come sta?
Lui: Bene, vedo una novità! Quanti sono, due? (mi stai dicendo che ho la pancia troppo grande?)
Io (sorriso): Eh, no, uno. Ma per la fatica che ci vuole dovrebbero essere sempre almeno in coppia
Lui: A quanto sei?
Io: Sette mesi finiti
Lui: Ah, peso?

Tempo stimato della conversazione fino al punto clou: 15 secondi netti.

P.S. Sia per gli intransigenti dei nove-chili-in-nove-mesi che per i ginecologi più elastici (ma finora non ne ho conosciuti) il consiglio che arriva è sempre lo stesso: ingrassare poco, in modo lento e costante. Tipo un chilo nel primo trimestre, cinque nel secondo, quattro nel terzo. Non so se sia possibile né se ci riuscirò (me ne avanzano meno di due in due mesi!). La sola cosa che posso dirvi è di dimenticare la storia del “mangiare per due”. Forse andava di moda negli anni Ottanta, ma sappiate che oggi chi vi rimpinza piatto e forchetta è vostro “nemico”!

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