Nuovo Mondo
11 Settembre Set 2012 1017 11 settembre 2012

Monti, i Bocconi Boys e la tentazione del "modello cileno"

Sia chiaro, che nessuno qui confonda un giudizio politico ed economico su persone ed eventi d’attualità, con le atroci violazioni dei diritti umani ordinate da un sadico aguzzino ed è solo un caso che ne parliamo oggi 11 settembre a 39 anni di distanza, però è innegabile che l’Italia veleggia in una democrazia controllata di tipo cileno dove al posto di generali, ammiragli e speculatori stranieri ci sono professori, banchieri e poteri forti, al posto dei Chicago Boys, i Bocconi Boys ed al posto di Nixon e Kissinger, Moody’s e Standard & Poor’s e la ricetta economica proposta è la stessa.

Quella del Cile fu una scelta precisa: far desistere (con le buone o con le cattive) un governo, quello di Allende, in preda al panico e divisioni, con un paese in pieno disastro economico senza via d’uscita e sbaglia chi pensa che siano stati soltanto americani e militari. Furono i democristiani a chiedere una svolta necessaria per l’economia, i socialisti “moderati” li seguirono, la classe dirigente industriale appoggiò la cosa e le destre ovviamente ne erano alleate, tutto in nome della “salvezza del paese”, per fronteggiare “un debito pubblico che molte generazioni di cileni avrebbero pagato in futuro”. Vi dicono qualcosa queste frasi?

Pinochet di fatto lasciò che il paese fosse commissariato dai Chicago Boys, economisti cileni della corte di Milton Friedman richiamati in patria con obiettivi ben definiti: privatizzazioni, taglio della spesa pubblica, drastica riduzione dello stato sociale e perfino il vuoto elettorale divenne un “male necessario”, la “medicina amara”. Ricette che solo dopo venti anni diedero i loro frutti. Nel frattempo gli stipendi decrebbero dell'8%, i risparmi delle famiglie arrivarono al 28% di quello che erano stati nel 1970 e i budget per istruzione, salute ed assistenza scesero di oltre il 20% in media, la disoccupazione toccò picchi del 25% ed il paese affrontò duri cicli di recessione.

Il miracolo cileno arrivò venti anni dopo ma nel frattempo la ricetta di Friedman aveva arricchito i settori vicini all’esercito, le banche, le grandi imprese private nazionali o straniere, aiutate dalla massiccia deregulation e dall’esportazione del Dio Rame e delle materie prime, in sostanza i percettori di grandi reddito, mentre la middle-class che avrebbe dovuto fare “impresa da sé”, si risvegliò venti anni da un sogno che ancora oggi vede famiglie borghesi indebitate o escluse dal credito, sistemi sanitari e scolastico pubblici carissimi con una forte concorrenza del privato ed l’11% della popolazione sotto la soglia di povertà, una quota pari all’Italia di oggi prima che giungessero i salvatori. Però il Cile cresce eh! È un modello per tutti e cresce a ritmo del 6%....A chi mai andrà cotanta ricchezza!

La cilenizzazione italiana è difficile ma possibile: in Italia centristi e destra e la sinistra un po’ più morbida guarda bene ad un Monti-bis e se il premier, da buon diplomatico, ha glissato su possibili reiterazioni di governo, la gran parte dei suoi compagni di viaggio frequenta già meeting politici, difende il suo operato e non ha assolutamente voglia di andare via. In fondo anche Pinochet ebbe a dire:”Questi signori della politica dopo aver salvato il paese ora si aspettano che lo lasciamo di nuovo a loro in tempi brevi. Ma io gli domando: sono patrioti o mercanti della patria?”.

Se poi FMI ed UE lo reputeranno giusto, la salvezza economica varrà più della democrazia, a meno che non ci sia un plebiscito, come quello che nel paese sudamericano accadde nel 1988, ma pur dando il benservito alla dittatura non scalfì quella economica dei Chicago Boys cui la politica si accodò. L’Italia corre lo stesso rischio, con l’illusione di chissà quali vantaggi ed a poco serviranno le elezioni del prossimo anno. Già ci vorrebbe un vero plebiscito per decidere se perseguire nell’illusione di un miracolo a spese degli italiani o se è possibile un altro modello senza il bisogno di novelli Friedman e Pinochet, ché anche la finanza, lo si dice sempre, genera tempi di lacrime e sangue…


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