Ginevra Visconti
Argentina agrodolce
13 Settembre Set 2012 1603 13 settembre 2012

L'Argentina di nuovo in piazza.

Da settimane nella rete argentina gira un video (http://www.youtube.com/watch?v=icv-5zRLnqE), a cui molti prestano particolare attenzione, per le analogie che alcuni vedono tra la politica del loro paese e quella del vicino Venezuela. C’è chi sarcasticamente ha battezzato l’Argentina “Argenzuela”, e chi invece definisce più duramente la politica kirchnerista una vera e propria “diKtatura”, creando al proposito una pagina su Facebook, (https://www.facebook.com/events/278583868914852/), che, insieme a molte altre reti sociali, da un mese a questa parte, invita gli argentini a riunirsi nelle piazze delle proprie città questa sera, Giovedì 13 di Settembre, per alimentare una marcia nazionale contro diverse misure del governo di Cristina Fernandez de Kirchner.
La sicurezza, la libertà, la difesa delle istituzioni e della Costituzione nazionale, (ultimamente sottoposta a numerose proposte di riforma questionabili), sono i maggiori reclami che le reti sociali, attraverso e-mails, sms, video, messaggi in Twitter, pagine di Facebook, hanno diffuso per convocare gli argentini affinchè scendano oggi nelle piazze delle loro città.
Le proteste si estendono anche alla politica economica, definita improvvisata, alle limitazioni della politica cambiaria, all’inflazione, alle discutibili statistiche dell’INDEC, secondo le quali in Argentina si sopravvive alimentandosi con 6 Pesos (meno di un Euro) al giorno.
Con il "cacerolazo" del 2001, e con quello del “campo” (agricoltori), gli argentini hanno sperimentato che la piazza è senza dubbio un modo per farsi sentire, ma pur avendo dimostrato forza, hanno fallito in entrambe le occasioni. In questi anni molte volte hanno provato a ripetere, ma senza successo. Così, questa sera ci provano di nuovo. Quel che è certo è che l'Argentina non vuole diventare l'”Argenzuela”, non vuole aver paura, tantomeno della propria "presidenta", su cui molti hanno riposto le loro speranze, nonostante la sua credibilità sia lentamente venuta meno.


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