Galassia Zuckerberg – inattuali dal web
13 Settembre Set 2012 0834 13 settembre 2012

Lettere ricevute, smarrite, dimenticate nell’epoca del web 2.0

E-mail di lavoro, spam, newsletter, comunicazioni da amici, inviti. Quante e-mail si ricevono ogni giorno? Ad alcune si risponde subito, altre hanno bisogno di essere rilette, ad altre ancora non si vuole proprio dare risposta. Se però c’è un mittente trepidante in attesa la questione si fa più complicata e il confine fra la certezza che la propria comunicazione sia arrivata a destinazione e il desiderio di difendere la propria privacy diventa sempre più sottile.

Mentre scorrevo la mia timeline di Facebook ieri mattina ho intercettato un post di Vincenzo Cosenza che segnalava una novità rispetto ai messaggi di Facebook, ovvero la comparsa di una notifica che mostra quando un messaggio è stato letto. Come giustamente sottolinea Vincenzo al termine del suo post, dal momento che la novità non è stata segnalata, sorge spontaneo chiedersi se la piattaforma abbia voluto implementare un nuovo servizio cogliendo un bisogno degli utenti oppure se abbia voluto spostare i confini della privacy ancora più in là. Al momento io non ho visto novità nei miei messaggi ma è probabile che sia solo una questione di tempo e di aggiornamento progressivo dei profili. Si trovano in ogni caso numerosi tutorial che illustrano come disattivare questa funzione (qui uno a titolo esemplificativo).

Mi sembra che la dialettica fra privacy e bisogno di rassicurazione sia al centro non solo di questa novità di Facebook. Quando studiavo filosofia mi aveva particolarmente colpito il letterale fiume di inchiostro che il racconto “La lettera rubata” di Edgar Allan Poe aveva generato coinvolgendo alcuni dei principali pensatori del Novecento come Sigmund Freud, Jacques Lacan e Jacques Derrida (qualche informazione in più qui). Cambiano i supporti e i dispositivi ma mi sembra che questa questione, anche senza scomodare la psicanalisi, sia ancora del tutto attuale.

La notifica di Facebook non è altro, infatti, che l’evoluzione della cara ricevuta di lettura delle e-mail (e a sua volta erede delle ricevute cartacee per raccomandate e lettere), utile soprattutto quando si inviano e-mail per lavoro o si scrive a persone che ricevono un elevato volume di corrispondenza elettronica e quindi sorge il dubbio che il proprio messaggio sia giunto a destinazione e sia stato letto. Ovviamente ricevere la ricevuta non significa che l’e-mail sia stata effettivamente letta ma che solo che è stata visualizzata e/o aperta. Si tratta di un meccanismo che seda, almeno per un momento, la preoccupazione sulla sorte del proprio messaggio. Ci sono sistemi che sono andati in direzione opposta. Gmail, per esempio, ha deciso per esempio di eliminare la possibilità di inserire la ricevuta di risposta negli account personali (disponibile invece su Google Apps for Business e Government).

Nell’epoca dei social network, dove la scrittura è diventata una componente fondamentale dell’espressione del sé e della presenza online, questo tema si ingigantisce esponenzialmente: scriviamo, ma il nostro messaggio arriva a destinazione? Viene compreso? Viene frainteso? Viene rubato o plagiato? Diventiamo fonte di ispirazione per altri messaggi?

A fronte della rassicurazione necessaria da parte di chi invia il messaggio corrisponde dall’altra parte il bisogno di tutelare la propria gestione del tempo, di scegliere i tempi e le modalità della risposta. Castells chiama il nostro un “tempo senza tempo” (timeless time), ovvero un tempo in cui è venuta meno la distinzione fra tempo lavorativo e tempo libero, fra giorno e notte, fra fusi orari. Tablet e smartphone, così come i computer portatili, ci permettono di rendere produttivo un tempo di attesa o di concederci un attimo di svago durante il lavoro, di ottimizzare le giornate e di far fronte al volume sempre più alto di conversazioni. Sono sempre stata una sostenitrice del multitasking fino a che non mi sono scontrata con i miei limiti, ovvero errori di distrazione per mancanza di concentrazione o lettura parziale dei messaggi nel tentativo di leggerli tutti. Mettere una notifica di lettura nei messaggi di Facebook, tradizionalmente utilizzati per conversazioni fra amici, fa riflettere sul fatto che sempre più persone utilizzino questa piattaforma per un numero ampio di comunicazioni, che probabilmente non riguardano solo la sfera personale (su questo purtroppo non ho dati alla mano ma mi riprometto di cercarli), ma anche sulla velocità con cui le conversazioni vengono gestite. Si tratta di un passaggio davvero necessario? Se nella sfera lavorativa c’è bisogno di rigore e necessità di assicurarsi che le comunicazioni siano giunte a destinazione, forse negli altri ambiti possiamo concederci il lusso del ritardo, dell’attesa e della non risposta.

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