Massimo Famularo
Apologia di Socrate
13 Settembre Set 2012 1118 13 settembre 2012

Non ce la faccio più

In un racconto di fantasia (pubblicato su questo blog il 4 agosto scorso), ho provato a immaginare la storia di un imprenditore onesto spinto al suicidio da una società disfunzionale che premia i mediocri e i disonesti e punisce la gente per bene.
Per caso, grazie ad amici comuni, ho conosciuto Lele* che è un vero imprenditore e non pensa di ammazzarsi, ma mi ha raccontato alcune cose che credo vadano diffuse.

Le riporto nel modo più fedele che mi riesce

Non ce la faccio più.
Sono un imprenditore capace. perché chiudo il bilancio in utile, e onesto, perché pago le tasse fino all'ultimo centesimo.
Lo stato punisce la mia capacità e onestà con un livello molto elevato di tassazione (faccio parte di quel famoso 1% della popolazione che di chiara più di 250k) e premia l'incapacità (e spesso la disonestà) dei miei concorrenti che chiudono in perdita dandogli dei sussidi.

Mi basterebbe poco per "difendermi" per chiudere il bilancio in pareggio o in leggera perdita.
Mi basterebbe aprire un ufficio in svizzera e un laboratorio di progettazione in Irlanda. Finora ho sempre pensato che non fosse giusto.
Oggi comincio a pensare che non è giusto che io sia punito e che vengano premiati i meno capaci e i disonesti.
Forse dovrei comportarmi anche io come i miei concorrenti.

Mentre mi racconta queste cose, Lele gradualmente si infervora, lo sconforto e la rassegnazione iniziali si accendono in una crescente irritazione, che al culmine del racconto diventerà livore.

Lo stato mi punisce con una tassa sui costi, l'IRAP. Siccome non è capace di punire chi non fa utili taroccando il bilancio, tassa i costi.
Ma io chiudo in utile, non potrebbe evitare di tassarmi i costi?
Ci tratta come se tutti fossimo evasori e così noi onesti paghiamo due volte.
Non ce la faccio più.

Se poi provo a crescere in dimensione, mi arriva un altra tassa: il collegio sindacale.
Perché in pratica non serve a niente, è una mazzetta alla casta dei commercialisti.
Poi si lamentano che le imprese rimangono piccole.

Lele si sente solo. Solo perchè i suoi concorrenti e molti di quelli che conosce, si difendono dalla voracità dello stato evadendo.
Solo perchè la giustizia non aiuta gli onesti

Un mio concorrente è tecnicamente fallito. Il magazzino che dichiara è una bufala evidente. Purtroppo è evidente a chi è nel settore. Gli altri se ne accorgono.
Ne ho parlato con la finanza e mi hanno detto che devo fare un esposto formale. In quel caso mi espongo al rischio di essere querelato.
Non ne vale la pena. Meglio sopportare la concorrenza sleale di un'impresa fallita, che lo stato tiene in vita coi sussidi finanziati dalle mie tasse.

Poi Lele si incazza decisamente e non ci vede più.

Ho affittato una casa al mare per mia moglie e i bambini. La vecchia proprietaria mi ha chiesto i contanti e non ci ho visto più
Già i 3000 euro che le do per me sono 6000 figuriamoci poi se qualcuno vede un movimento del genere sul mio conto cosa può pensare.
Alla fine la signora accetta l'assegno, ma mi dice che se qualcuno fa domande a mia moglie sono appena arrivati.
Io prego con tutto me stesso un dio che non c'è, che qualcuno faccia quella benedetta domanda e la signora venga multata.

Lele mi saluta con amarezza.
Per ora non inizierà ancora a difendersi, ma il senso di ingiustizia, delusione, abbandono da parte delle istituzioni cresce ogni giorno.
Tutto quello che riesce a dirmi, allargando le braccia è:

Non ce la faccio più

@massimofamularo

*Per questioni di privacy non riporto il nome vero

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook