Officine Democratiche
14 Settembre Set 2012 1221 14 settembre 2012

Europa, la prima parola chiave di Renzi: dall'Euro agli Stati Uniti passando per la Costituente europea

di GIULIANO GASPAROTTI, FERDINANDO GIOFFRE', GUIDO FERRADINI - http://www.officinedemocratiche.it

Inutile girarci intorno: come ben inquadrato sotto il profilo della visione strategica da Matteo Renzi, che ha inserito la parola Europa come primo punto del suo programma di candidatura, qualunque futuro Governo dovrà, con serietà, affrontare il tema dell'Europa politica. Di come si costruisce quel necessario principio di solidarietà che sta nelle radici culturali del vecchio continente, tra i cittadini e Stati che ne fanno parte.

Una visione ed una proposta forte che infonda speranza in un momento difficile per tutti. Che un'unione solo monetaria fosse non più sostenibile lo dimostrano gli altri due pilastri rappresentati dalla politica estera e dalla cooperazione giudiziaria; insufficienti, tuttavia, per reggere un intero edificio che se non riformato rischia di crollare. Realizzando una catastrofe innanzitutto per i cittadini e le imprese in maggiore difficoltà già da oggi, nell'attuale fase di recessione. Il nodo sta, forse, proprio nel metodo della costruzione, per riprendere Adenauer, a strati, progressiva nel tempo. Sì, perché ha finito per rendere diffusa l'idea di un'Europa distante, lenta, occupata da tecnocrati intenti a scrivere minuziosissime regole da imporre.

Si è affievolito, cioè, lo slancio ideale iniziale, di significato che è invece una necessità ineludibile proprio in momenti di grande drammaticità, come quello attuale, da tanti assimilato ad una “guerra” che alimenta, non a caso, le più disparate pulsioni. In Italia si è vissuto sempre lo schizofrenico dualismo dell'essere un Paese fortemente europeista la cui inamovibile classe dirigente, tuttavia, trattava le istituzioni europee, al più, come il luogo del prepensionamento politico, oppure dell'esilio dorato. Finchè il potere vero rimaneva a Roma. La globalizzazione prima e la crisi economica poi, con l'avvento della moneta unica, hanno improvvisamente fatto capire che il mondo era cambiato.

Riaprire, quindi, il cantiere delle riforme istituzionali europee per costruire velocemente delle istituzioni federali che possano far vivere gli Stati Uniti d'Europa. Un Presidente eletto direttamente ed un governo scelto dai cittadini che cancelli Commissione e Consiglio, un Parlamento bicamerale con un Senato federale. Premere l'acceleratore sull'armonizzazione delle giurisdizioni. Fare in modo che competenze di natura economica, di bilancio, non vengano usate solo in termini sanzionatori, ma siano intesi come motori di crescita. Creare, quindi, le basi di una dimensione sociale finalmente compiuta: l'Europa dei diritti civili e delle libertà, della politica estera come della difesa e della giustizia. Con uno scenario ideale condiviso: la pace, la solidarietà, le libertà, la giustizia sociale.

Da dove si comincia? Da una proposta concreta: il Parlamento europeo decida la convocazione di un'Assemblea costituente eletta a suffragio universale diretto che abbia il compito di scrivere una Costituzione da approvare entro la primavera del 2014. La revisione del Trattato di Lisbona è inelubibile ma il percorso costituente e riformatore necessita di una svolta chiara. Superando lo stallo provocato dall'unanimismo, dall'apposizione di veti che impediscono a chi vuole di andare avanti spedito.

E' un passaggio obbligato per superare la fragilità delle Istituzioni europee che altrimenti si espongono alle facili critiche di chi è alla costante ricerca di capri espiatori cui addebitare le difficoltà del momento. E l'euroscetticismo va combattuto in maniera determinata. Oggi, più che mai, riprendendo ancora Adenauer, l'Europa è una necessità per tutti, non solo più un sogno od una speranza.

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