Vito Kappa
Kahlunnia
14 Settembre Set 2012 1222 14 settembre 2012

Le lobby sono una cosa meravigliosa. Se regolamentate...

Chi è il lobbista? E come si fa a diventare rappresentanti di interessi? Ma soprattutto: le lobby fanno bene o male a un Paese? Queste alcune delle domande fatte a Gianluca Sgueo, giornalista, docente di Diritto dell’Unione Europea, e autore del saggio “Lobbying & Lobbismi – Le regole del gioco in una democrazia reale” (edizioni Egea). Sgueo, dal 2011, ricopre l’incarico di Coordinatore dei rapporti con i cittadini del Governo Monti.

Gianluca chi è il lobbista?
Un professionista che ha diversi tipi di formazione universitaria e che rappresenta gli interessi di un privato. Banalmente il lobbista è un rappresentante di interessi. Il problema è che non c’è un percorso di formazione definito per diventare lobbista. Da una parte è un problema. Da un’altra…
Cioè?
E’ un vantaggio nel senso che puoi essere un ottimo rappresentante di interessi anche se hai delle doti che sono: una comprensione del sistema decisionale; una parlantina fluida; una buona capacità di scrittura. Al tempo stesso il fatto che non ci sia una certificazione comporta che, un po’ tutti, si possano dare il titolo di lobbista. Con i rischi che questo comporta.
Come si diventa lobbisti?
In Italia c’è un problema significativo nella formazione. Corsi universitari sul lobbying non esistono. Ci sono tanti corsi post-universitari dove però non è il costo del corso a denotare la serietà dello stesso. Comunque tutte le grandi università hanno ormai un corso rivolto al “Public affairs” o “Rappresentanza Istituzionale”. Magari non usano il termine lobbying, ma di fatto è quello.
La pubblica amministrazione che “vantaggi” riceve dalle lobby?
Nove articoli su dieci sul lobbying ti citeranno questa frase di J.F.Kennedy: “Il lobbista mi fa capire in tre minuti quello che un mio collaboratore mi spiega in tre giorni”. Quindi: il lobbista corretto e trasparente è essenziale per la pubblica amministrazione. Lo è perché spiega al decisore pubblico quel che c’è da sapere su un tema. In tempi rapidi e in modo chiaro.
In che modo?
Dicendo, e documentando, gli effetti che una determinata decisione politica può avere sul settore di riferimento. E’ indubbio che, tanto per fare un esempio, un produttore di pneumatici sappia qualcosa in più di mescole e battistrada rispetto al decisore. Ovviamente, ma questo fa parte del gioco delle parti, ogni lobbista cercherà di convincere il decisore pubblico del fatto che gli interessi del suo gruppo coincidono con gli interessi dello Stato. Sarà poi compito del corpo politico decidere, in base ai vari argomenti, in maniera del tutto indipendente.
Ti stai occupando direttamente di una legge sulla regolamentazione delle lobby. Quali potrebbero essere i tre punti cardine di questa riforma?
Una premessa: io sono presidente di una commissione, del dipartimento delle politiche comunitarie, di valutazione di un progetto di regolamentazione del lobbying. Tenga presente che ci sono già 35 proposte di legge sull’argomento, ma nessuna di queste è mai uscita dalla Commissione parlamentare.
Ma sono le stesse lobby che frenano?
Anche. O di fatto c’è una scarsa volontà, da parte di alcuni rappresentanti del corpo politico, ad assoggettarsi a regole di trasparenza.
Veniamo ai 3 punti. Quali sono?

  1. Trasparenza. Un registro che dica chi fa il lobbista e come lo fa. Come si fa in Commissione Europea. Chi viene a Palazzo Chigi sarà quindi tenuto a registrarsi e a dichiarare chi ha incontrato.
  2. Un codice etico. Certificando guadagni, volumi d’affari, e con chi si è lavorato.
  3. Le cause di incompatibilità. Ad esempio: se io finisco oggi di svolgere un incarico pubblico non posso finire domani a fare il lobbista perché, evidentemente, ho un bagaglio di informazioni che il privato non ha. Gli americani chiamano questa fase “cooling off” (periodo di raffreddamento).

Nel tuo saggio scrivi che il 95% delle aziende italiane, piccole e medie, incontra “grandi difficoltà” nel far arrivare la propria voce nelle stanze dei bottoni. E che lobbying e democrazia partecipativa non sono in contrasto, ma sono due aspetti complementari di un sistema democraticamente maturo. E’ davvero così?
Prendiamo l’esempio della Toscana. Lì il legislatore ha regolamentato con due leggi diverse la partecipazione democratica alle decisioni. Il fatto che oggi il decisore pubblico toscano possa interagire con la società civile, da una parte, e dall’altra con i professionisti della rappresentanza d’interesse, non ha ostruito i primi, né ha delegittimato i secondi. Entrambi dialogano con l’amministrazione. Entrambi ne traggono beneficio.

Per ora è tutto, grazie.
Grazie!

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Breve recensione di “Lobbying & Lobbismi”
“Lobbying & lobbismi” è un libro scritto bene. Scorrevole e interessante. L’impostazione di capitoli e paragrafi ricorda, a tratti, quella di brevi “position paper” (promemoria attraverso cui i lobbisti spiegano la posizione del proprio gruppo). Un saggio che stimola la curiosità e un'organizzazione del testo che invoglia alla lettura.
Senza ombra di dubbio un riferimento utile per chi desideri avvicinarsi alla professione di lobbista. Il maggior pregio del testo di Sgueo è quello di fare un passo in più rispetto alla solita retorica che gravità intorno alle lobby. Da leggere.

Vito Kahlun

Su Facebook: Vito Kappa
Su Twitter: @vitokappa

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