EuropaVerde
14 Settembre Set 2012 1631 14 settembre 2012

Le responsabilità delle "democrazie" arabe di fronte al fanatismo "organizzato"

Gli eventi nei paesi arabi, con il terribile episodio della morte dell’ambasciatore americano in Libia e delle altre vittime degli attacchi che stanno ancora avendo luogo sono davvero angoscianti e sconfortanti; e ho l’impressione che ci sia una grandissima responsabilità dei governanti dei vari paesi arabi in quello che sta succedendo rispetto al "film blasfemo”. Se loro, compresi i nuovi governanti egiziani, libici o tunisini, per non parlare di pakistani e company non sono capaci di intervenire e dire chiaramente che quel film é opera di qualcuno che non rappresenta nulla e che per di più é fatto male e con un evidente intento provocatorio, allora condividono con i fanatici almeno parte della responsabilità di quello che sta succedendo; trovo questo molto grave; ognuno deve essere libero di dire quello che gli pare nei limiti del legale e della consapevolezza delle conseguenze dei propri atti; ho il massimo rispetto per tutte le religioni e per chi non ha religione, ma il rispetto deve essere reciproco. Per questo, ho molto apprezzato le bellissime immagini della manifestazione in Libia contro le violenze e di sostegno degli USA, anche se non le ho trovate in molti rapporti stampa. Invece sarebbero dovute essere sulle prime pagine di tutti i giornali, perché abbiamo bisogno di quelle immagini e di quelle persone.
In questo senso, la discussione sul finanziamento della politica si pone in modo molto preciso. Come Hamas, anche questi salafiti hanno un sacco di soldi. Vanno nei quartieri poveri e li distribuiscono. Un po' come l'estrema destra greca sta facendo nei quartieri poveri di Atene. Anche Enada e i fratelli musulmani hanno un sacco di soldi, sicuramente non tutti egiziani....pur se in Egitto sono stati arrestati attivisti di ONG americana con l’accusa di finanziamenti illegali alla campagna elettorale... I tunisini, libici egiziani che propugnano libertà e diritti civili, non godono dello stesso trattamento. Non possiamo pensare che questo non conti nulla. Forse ha ragione la mia amica iraniana Haleh che dice che è necessario per gli islamisti andare al potere e dimostrare che sanno governare. Sarà. Ma se questi stessi governanti che tutti dicono essere "moderati" sono dominati da forze marginali all’inizio ma sempre più forti poi, la situazione sarà sempre più esplosiva, soprattutto se paesi arabi “alleati” dell’Occidente sono dietro gli enormi finanziamenti a islamisti reazionari. La responsabilità dell’Arabia Saudita in questo senso sono immense. Ma anche quelle, ripeto, dei “nuovi” governanti della primavera araba.
Quanto all’Occidente, paghiamo gli errori decennali di Bush, Blair, Berlusconi e l’assenza di una politica europea, eccetera….…. Se invece di finanziare l'esercito pakistano, Ben Ali o Mubarak e foraggiare i nostri mercanti di morte si fossero aiutati/e coloro che lavorano, musulmani o no, al rafforzamento di democrazia e diritti in quei paesi; se invece di assaltare l'Iraq ci fosse stato un vero piano di pace per l'Afghanistan subito dopo la cacciata dei talibani, credo che le cose sarebbero andate in modo molto diverso. Ma come sappiamo la storia non si fa con i se e con i ma….

Insomma, dobbiamo davvero prendere sul serio la realtà che l’approccio universalista di libertà e diritti non solo non è maggioritario nel mondo, ma ha bisogno di essere riaffermato anche se non come elemento della “civiltà” occidentale “contro” l’Islam. Questa non è una lotta di “civiltà” da fare magari con bombardamenti “democratici”, dato che i fondamentalismi sono negativi da qualsiasi parte essi vengano e la democrazia non è “bombardabile”.

E’ una lotta per l’umanità. E’ più che evidente che Europa e Stato Uniti continueranno a voler “investire” in questa turbolenta zona del mondo. E la discussione tra “libertà di espressione” e “responsabilità” è in effetti molto sottile come dice Barbara Spinelli nel suo come sempre bell’articolo di oggi su Repubblica. Ma quello che succede in questi giorni tristissimi non è solo frutto di differenze culturali o di ardore religioso. Fa anche parte di un calcolo politico preciso. E ci conferma che le alleanze e le priorità scelte sono state totalmente errate quando non tragicamente controproducenti e devono rapidamente cambiare. Forse anche questo è un punto di partenza utile se vogliamo che persone come quella ragazza libica che ha detto “non è con questa violenza che saremo capaci di dimostrare perché amiamo il Profeta” abbiano la meglio sugli opportunisti che aizzano fanatismi e estremismi che la storia dimostra essere latenti in tutte le religioni.


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