Tamburi Lontani
15 Settembre Set 2012 1324 15 settembre 2012

Il governo Monti blocca il registro tumori mentre la Campania è in piena emergenza sanitaria

Politici e imprenditori in combutta con la piovra camorrista autori di una strage silenziosa

Superata la fase di acuta emergenza quando Napoli e i comuni della provincia si trovavano seppelliti dai rifiuti che talvolta andavano a formare delle vere e proprie piramidi nauseabonde di pattume, non si registra purtroppo alcun miglioramento per quanto concerne la drammatica questione sanitaria che investe la città, il suo hinterland e alcune zone della provincia di Caserta. Territori martoriati e devastati dal criminale patto tra camorra, imprenditoria e politica – reso noto da inchieste come «Adelphi» e «Cassiopea», svariati rapporti di associazioni ambientaliste, oltre che l'ottimo libro del giornalista Alessandro Iacuelli «Le vie infinite dei rifiuti» - che li ha mutati da produttori di frutta, ortaggi e vini di qualità a deposito nazionale illecito di ogni sorta d'immondizia e sostanze tossico nocive. Un luogo divenuto spettrale, ricco solo di diossine, amianto, metalli pesanti, fenoli. Sostanze micidiali e altamente tossiche che si accumulano negli organismi viventi, senza possibilità di essere smaltite. In queste terre devastate, la popolazione è in maniera inquietante falcidiata da patologie tumorali, cardio-circolatorie e respiratorie. I tassi di mortalità in continua ascesa hanno ormai superato quelli riscontrati nelle zone ad alto tasso d'industrializzazione. I comuni maggiormente investiti sono quelle situati a nord di Napoli e nella parte meridionale della provincia di Caserta. Alla luce di una siffatta situazione risulta sconcertante oltre che scellerata la decisione presa dal governo Monti di bloccare – tramite impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale - la legge regionale numero 19 del 10 luglio 2012, che aveva come obiettivo l'istituzione di un «Registro tumori di popolazione della Regione Campania». Un utile dispositivo di legge che avrebbe potuto consentire alla varie Aziende Sanitarie Locali di mettere in relazione i dati riguardanti l'esponenziale aumento di patologie tumorali in determinate zone e legarli alla presenza di scarichi abusivi di rifiuti tossici e liquami pericolosi. Il preludio alle necessarie azioni di bonifica di un territorio stuprato.
Visto che tale situazione non è venuta a determinarsi per il volere di un destino cinico e baro, conviene fare un passo indietro – prima di passare a inquietanti percentuali e numeri - per andare a ricordare chi e come ha devastato un territorio immolando la vita umana sull'altare del massimo profitto. Una tragica alleanza ai danni delle popolazioni campane.

Le origini della devastazione ambientale. Correva l'anno 1989 allorquando presso il ristorante «La Lanterna» si tenne la cosiddetta «riunione di Villaricca» a cui parteciparono politici, camorristi, massoni e imprenditori. In questa struttura ubicata lungo la striscia di cemento che collega Napoli al comprensorio giuglianese nota come Circumvallazione esterna, si decisero i destini della Campania: doveva diventare la pattumiera dove gettare le scorie tossiche dell'intera nazione. Alla riunione presero parte i camorristi di Pianura e del''area flegrea, nonché i Casalesi; l'imprenditore massone Ferdinando Cannavale legato alla loggia Mozart di Genova e al Partito Liberale; Luca Avolio, altro imprenditore, proprietario della discarica «Alma» ubicata in quel di Villaricca che verrà arrestato nell'ambito dell'operazione Adelphi; Gaetano Cerci proprietario dell'azienda «Ecologia 89» che si occupa di trasporto e smaltimento rifiuti, ma che al contempo risulta essere nipote di Francesco Bidognetti, braccio destro di Francesco «Sandokan» Schiavone, il capo del clan dei Casalesi. Inoltre Cerci fungeva da anello di congiunzione tra i Casalesi e Licio Gelli. Il capo della loggia massonica P2 in possesso dei necessari contatti con l'imprenditoria che conta del nord Italia. Vale a dire quei capitalisti disposti a tutto che pur di non registrare una perdita di profitto, preferiranno smaltire illegalmente i loro scarti industriali altamente tossici affidandoli alla camorra, contribuendo così in maniera considerevole all'accrescimento della potenza economica e criminale dei clan camorristi. Rendendosi inoltre complici dello scempio e della devastazione ambientale di un territorio col suo tragico corollario di malattie e lutti. L'accordo era tutto sommato semplice e ovviamente remunerativo per tutti i soggetti a vario titolo coinvolti: i clan s'impegnavano a girare ai politici parte delle somme derivanti dal pagamento delle tangenti sui rifiuti, in cambio delle necessarie autorizzazioni allo scarico dei rifiuti in Campania. Anche e soprattutto i provenienti da fuori regione. Tutte le autorizzazioni saranno vergate da Raffaele Perrone Capano, uomo di De Lorenzo, assessore provinciale all'ecologia (sic!) in quota Partito Liberale. Per ogni chilogrammo di rifiuto da smaltire, gli imprenditori pagavano 25 lire, di cui 10 destinate a Perrone Capano e al suo partito invischiato nella vicenda sino ai vertici nazionali. Compreso l'allora segretario Altissimo secondo quanto svelò il boss pentito Nunzio Perrella, ricordato per la celebre frase: «La monnezza è oro», con cui stupì gli inquirenti. L'accordo tanto proficuo per le parti quanto dannoso per le popolazioni campane, prevedeva infine l'impegno dei casalesi nelle varie campagne elettorali a beneficio del PLI. Con l'attuazione dello scellerato e criminale piano appena descritto, ha inizio la lunga devastazione ambientale dell'area a nord di Napoli, che conduce alle cicliche emergenze rifiuti che si susseguono negli anni, ma soprattuto si collega alla drammatica emergenza sanitaria che investe l'hinterland a nord di Napoli. La tristemente nota «Terra dei fuochi».

Strage silenziosa. Così può essere definita senza tema di smentita la situazione campana, in particolare se riferita alla sopra citata «Terra dei fuochi». «La Campania avvelenata dai rifiuti è un laboratorio di cancerogenesi ed i topi siamo noi», questa l'allarmante ma efficace sintesi dell'oncologo Antonio Giordano, scienziato napoletano d'origine e statunitense d'adozione, direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia, presidente della Human Health Foundation e professore di Anatomia patologica presso il dipartimento di Patologia umana ed oncologia dell'Università degli Studi di Siena. Il professore ha da tempo denunciato la correlazione tra l'aumento esponenziale delle patologie tumorali e la residenza nei comprensori che ospitano discariche legali e illegali di rifiuti. Arrivando a paventare un indebolimento genetico per le popolazioni da lungo tempo esposte a contaminazioni tossiche.
Denuncia che trova conferma nell'articolo dell'ormai lontano 2004, quando la prestigiosa rivista scientifica Lancet si occupò della questione in un articolo dove fu coniato il termine tristemente noto di «Triangolo della morte», ossia la zona compresa tra Acerra, Giugliano e Aversa. Ulteriori conferme arrivano poi dai dati in possesso dell'Asl di Giugliano, secondo cui i decessi dovuti a patologie tumorali sono saliti fino a 31,4 ogni centomila abitanti mentre al contempo nell'aversano si registra un'impennata in soli tre anni da 131 a 560 casi. Uno studio commissionato – ma mai divulgato al grande pubblico - dal dipartimento della Protezione Civile, condotto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall'Istituto Superiore di Sanità, riguardante l'impatto sulla salute umana del trattamento dei rifiuti, ha portato alle medesime conclusioni: l'ascesa incontrollata dei decessi dovuti a patologie tumorali è da legarsi alla presenza di discariche di rifiuti contenenti sostanze altamente tossiche e dannose per la salute umana. Inoltre lo studio evidenzia come nella zona a cavallo tra le provincie di Napoli e Caserta si registrino «eccessi significativi della mortalità per tumore al polmone, fegato, stomaco, rene e vescica, e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell’apparato urogenitale». Una vasta area dove è rilevante la presenza di discariche illegali e dove quotidianamente vengono bruciati rifiuti e scarti industriali d'ogni sorta, nell'indifferenza totale di chi dovrebbe reprimere tali atti criminali, prontamente segnalati da cittadini e associazioni operanti sul territorio come «La Terra dei Fuochi». Per rendersi conto della situazione, della sua gravità, al di là delle evidenze scientifiche e delle inconfutabili statistiche, basterebbe fare un giro in queste terre martoriate. Fermarsi a parlare con la gente e constatare che quasi ogni famiglia, a queste latitudini, ha un proprio caro la cui vita è stata strappata da un cancro. Sacrifici umani sull'altare del profitto.

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