THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
17 Settembre Set 2012 1156 17 settembre 2012

Se il barista ti vuole abbracciare

Stamani ero così a terra che quando sono entrata nel mio bar per fare colazione, il barista mi ha guardata con sospetto e mi ha detto:" Hey, tutto bene? vuoi un abbraccio?". Italiana sì, americana no, ho sorriso e sono andata ad accovacciarmi al mio tavolo ordinando un caffé, doppio, forte e italianissimo sperando di passare inosservata. Passano pochi istanti quand'ecco il barista numero due: "Hey, tutto bene?". Ari daje penso, ma che c'ho stamani, sono trasparente, mi leggete testa cuore anima? "Hey, hai dei denti bianchissimi! anche io li voglio come i tuoi!". Ma questo ci è o ci fa'? Per fortuna arriva il barista numero 1 che lo manda via e zacchete, rioffre l'abbraccio mancato. E io non ce la faccio più, sì, non ti conosco, ma chi se ne frega, non c'è nessuno oggi qui ad abbracciarmi e allora gli vomito addosso tutto, tutta l'intensa mattinata, e al mio solito, lo faccio con ironia perché la mia più grande preoccupazione è non far preoccupare gli altri. E alla fine l'abbraccio glielo do' io. Poi mi presento. Poi mangio di gusto due pancakes, bevo il mio caffé, forse un po' più leggera. Quando esco, la colazione mi è stata offerta. Allora penso che sia incredibile che questo stia succedendo proprio a Londra, il regno dell'individualismo e dell'ignoranza verso il prossimo. Vabeh, ora sono in ufficio e la giornata mi aiuterà, e se no, m'aiuto io. C'è gente nuova che però sembra essere al corrente del mio nuovo arrivo e così sono cordiali e mi salutano. O forse sono talmente sensibile che noto tutto. Mi si ripresentano le immagini di quei due dottorini in ospedale, stamani, per il solito controllo di cui francamente non ne posso più, che mi guardano, mi studiano, mi aggeggiano in tutti i modi con gli occhi incollati ad uno schermo: sembra facciano una partita alla play station, si dicono le cose, muovono tasti e joy stick ed io lì, a guardare e subire le loro mani invadenti. Che palleeeeee, in un'altra vita voglio nascere uomo. Siccome penso sempre molto poco e mi sopravvaluto sempre molto, mi sono presentata da sola, ergo senza marito. Grave errore. Gravissimo errore. Perché tutto quel fiume di informazioni m'è piombato addosso, a me, tutta magrolina e piccola, non c'ho neanche lo spazio per contenerle quelle nozioni là. E c'ho già uno zaino sulle spalle abbastanza pesante, non mi ci mettete un carico da 50, per favore, siate leggeri e clementi. E invece, puntualmente, il carico arriva, da 150. O almeno così a me sembra, perché sono sola e non posso condividere con nessuno e soprattutto non ho nessuno accanto a me da calmare. Sì perché se c'era il mio maritino con me stamani, la mia attenzione si sarebbe spostata su di lui e sul cercare di tranquillizzare lui. E invece mi sono ritrovata a dover tranquillizzare me, cosa alquanto difficile. Detto questo, ho mille e settecento cose da fare e quindi il pensiero andrà via da solo, poiché invaso e scacciato da tutti gli altri. Lavoro lavoro lavoro, la vita a Londra è bella, è solo una mattinata no.

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