Zhongnanhai e dintorni
18 Settembre Set 2012 1643 18 settembre 2012

"Comunità internazionale" vs "Comunità internazionale"

In nome della "comunità internazionale" viene ormai giustificato di tutto, in primis le aggressioni militari o gli embarghi economici. Proprio per questo sarebbe opportuno chiedersi cosa sia la "comunità internazionale" e, soprattutto, chi la componga. Questo perché ultimamente a farsene quasi esclusiva interprete è stata un'alleanza militare regionale - ma in continuo ampliamento - come la Nato. Si veda al caso della Siria: a chiedere la rimozione del presidente Assad o a prospettate "no-fly zone" o "safe zone" è, ancora una volta, la comunità internazionale. Ebbene, in questo caso a comporla sono essenzialmente i Paesi occidentali membri della Nato e i loro alleati - non certo esempi di democrazia - del Golfo.

Forse che Paesi come Brasile, Cina, India, Russia, Sudafrica - i cosiddetti Brics la cui forza economica e politica è in costante ascesa - non ne fanno parte, pur rappresentando all'incirca la metà dell'umanita? Eppure, sempre nei confronti della Siria, la loro posizione è assai diversa da quella dei cosiddetti "Amici della Siria": rispetto della sovranità, rifiuto di ogni ingerenza straniera e di soluzioni militari e richiesta di un processo di riforma interno gestito da governo e opposizione. Nel comunicato finale del vertice dei Brics della scorsa primavera, oltre all’invito a non utilizzare le trasformazioni in atto nel Medio Oriente e in Nord Africa come “pretesto per ritardare la soluzione dei conflitti duraturi”, si legge: “Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la situazione attuale in Siria e chiediamo la fine immediata di ogni violenza e delle violazioni dei diritti umani in quel Paese. Gli interessi globali sarebbero meglio serviti se si affronta la crisi con mezzi pacifici che favoriscano ampi dialoghi nazionali che riflettano le legittime aspirazioni di tutti i settori della società siriana e rispettino l’indipendenza siriana, l’integrità territoriale e la sovranità. Il nostro obiettivo è quello di facilitare un processo politico siriano inclusivo[…]”.

Argomentazioni come queste sono le stesse che - continuamente ribadite - hanno portato Pechino a porre il veto in Consiglio di Sicurezza dell'Onu a risoluzioni che prospettavano per la Siria la riproposione del modello libico di intervento militare.

All'inizio di settembre il Quotidiano del Popolo, organo del Partito comunista cinese, ha pubblicato un editoriale non firmato - quindi da ritenersi quasi una nota ufficiale - intitolato "How world opinion kidnapped by West’s ‘international community’ rhetoric” che rappresenta un duro attacco nei confronti dell'appropriazione occidentale della comunità internazionale: "Dalla rivoluzione industriale in Gran Bretagna, l'egocentrico modo di pensare che a lungo ha caratterizzato le potenze occidentali è cresciuto con il consolidamento del loro potere. Una delle conseguenze è che alcuni politici occidentali spesso fanno commenti impropri in nome della "comunità internazionale" quando parlano di affari internazionali. Ai loro occhi, essi sono la comunità internazionale".

La posizione di Pechino è chiara: i rapporti di forza non sono più quelli di mezzo secolo fa, il colonialismo e il "fardello dell'uomo bianco" sono ormai alle spalle - anche se la retorica dell'esportazione della democrazia ne riprende alcuni topoi - e il concetto di "comunità internazionale" deve ora adeguarsi e includere le nuove realtà geopolitiche.

Conclude l'articolo: "Ora, i media occidentali dominano l'opinione pubblica internazionale, per cui il fenomeno di ingannare e fuorviare l'opinione pubblica mondiale in nome della "comunità internazionale" può continuare per un certo tempo ed è difficile da correggere. Pertanto, dobbiamo stare attenti riguaro alla "comunità internazionale" citata dai media occidentali e distinguere la vera "comunità internazionale" da quella falsa".

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