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19 Settembre Set 2012 1254 19 settembre 2012

Città metropolitana veneta, ultimo appello alla politica

Costruire un “sistema territoriale intelligente” che consenta al Veneto di essere competitivo. E’ questo l’appello lanciato di recente da diversi osservatori alla classe dirigente. La crisi economica e finanziaria ha evidenziato problemi strutturali noti da almeno due decenni. Il dibattito sulle dimensioni delle imprese, sulla necessità di fare rete e, non da ultimo, sulla città metropolitana è avviato dall’inizio degli anni Novanta. Già allora, agli imprenditori più illuminati come agli accademici era chiaro che il modello veneto basato sul “piccolo” si sarebbe a un certo punto arenato nel momento in cui i processi di globalizzazione avrebbero imposto regole di competizione completamente differenti rispetto al passato. Non solo per le aziende, ma anche per i territori. Tuttavia quel dibattito, a tratti molto autorevole, non ha mai varcato le soglie delle istituzioni politiche. Di fatto, non è mai stato fatto proprio dai centri decisionali, arroccatisi in un localismo antimoderno la cui più chiara espressione rimane il successo della Lega.

Se, come ha affermato nei mesi scorsi il direttore scientifico della Fondazione Nordest Daniele Marini, “la competizione si vince con la realizzazione di sistemi territoriali intelligenti la cui progettazione dovrebbe superare i bacini regionali”, il Veneto è ancora a uno stadio pre-moderno, tutt’ora incapace non solo di dialogare con i territori contermini, ma neppure in grado di fare sistema al suo interno. Il piano territoriale di coordinamento, solo per fare un esempio, cioè lo strumento di programmazione urbanistica della Regione, nella sua attuale versione propone un intero capitolo sulle città del Veneto che è l’antitesi della metropoli. Il piano insiste su un policentrismo privo di qualunque gerarchia. Tali scelte sono una dichiarazione di resa al localismo e la rinuncia all’individuazione dei veri poli metropolitani. Il governo veneto abdica all’idea di avere politiche urbanistiche, paesaggistiche, infrastrutturali che puntino all’addensamento e all’unione metropolitana.

Poi c’è la questione della città metropolitana. Il governo nazionale, con il decreto 95 del 2012, ha soppresso 10 Province e istituito altrettante Città metropolitane, tra cui Venezia. Il territorio individuato corrisponde a quello della attuale Provincia di Venezia.

Così come è stata congegnata, la Città metropolitana non funziona, almeno per il Veneto. In primo luogo perché includerebbe località troppo diverse tra loro e fuori contesto rispetto alla metropoli; non a caso molti comuni in questi giorni stanno decidendo di passare con le limitrofe Province di Treviso e Padova e di non far parte della Città metropolitana. Inoltre, se esiste una città metropolitana veneta, questa comprende le aree estese delle città di Padova, Treviso e Venezia-Mestre, ciascuna con le sue peculiarità e funzioni interdipendenti tra loro. Disegnare la metropoli sui confini attuali della Provincia di Venezia significa rinunciare alla governance unificata di una delle aree più dinamiche del Paese. E’ con ogni probabilità, il modo più efficace per affossare uno dei pochi progetti di sviluppo di lungo respiro che questa regione ha elaborato negli ultimi 20 anni.

E’ chiaro che in questo quadro emergano leadership singole, quando non occasionali. Ieri era Galan, oggi Tosi. Leadership autoreferenziali, fortemente legate al territorio di provenienza – Padova o Verona – e che a quel territorio rispondono. E’ altresì lampante come le spinte più innovative restino inevitabilmente escluse, tenute alla porta dalla proliferazione e dal rafforzamento dei campanili. Ma non saranno certo le campane ad attirare i talenti e neppure i capitali con cui far ripartire il Veneto.

Nel frattempo, le forze più dinamiche dell’economia e della società hanno già messo in moto quei processi che stanno ridisegnando il nostro tempo e il nostro spazio. Basterebbe che questi processi non fossero ostacolati da una politica ottundente oltre che ottusa.

Signor Rossi

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