Massimiliano Gallo
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19 Settembre Set 2012 1553 19 settembre 2012

È dura dirlo, ma Fioroni nel metodo ha ragione. Nel merito, invece, è chiaro che (per lui) il problema di Vendola è la pari dignità degli omosessuali

La notizia di oggi è la lettera che Fioroni e trenta parlamentari hanno scritto al segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Fioroni e i suoi chiedono che Vendola non partecipi alle primarie perché presenta proposte non integrabili con quelle del partito. E cita come esempio la proposta per il referendum abrogativo sulla riforma dell’articolo 18. 

Ora, ragionando, la tesi può essere anche condivisibile, soprattutto nel passaggio in cui si ricordano le tristi esperienze precedenti del centrosinistra. «Le primarie - si legge infatti nella lettera spedita a Bersani - rappresentano uno strumento di democrazia “ma non possono inglobare tutto e il contrario di tutto” e "non possiamo permetterci l'immagine di una coalizione che nel muovere i primi passi, si presenti rissosa e conflittuale"».

Metodologicamente, l’ex popolare non ha torto. Le primarie, in Italia e soprattutto nel Pd, sono sempre sui generis. E così può capitare che arrivi un candidato - Renzi - e chieda il voto a coloro i quali nel partito non ci sono, vale a dire i delusi da Berlusconi. Oppure che si candidi un altro - Vendola - che, aderendo alla raccolta di firme per l’abrogazione della riforma dell’articolo 18 (approvata anche coi voti del Pd), di fatto promuove una politica economica distante da quella del partito.

Nella sostanza, è chiaro che Fioroni si riferisca ad altro. Vale a dire al tema dell’omosessualità che Vendola potrebbe porre. E questo ovviamente porrebbe il Pd come caso unico tra tutti i partiti progressisti dell’Occidente. Unico a voler tener fuori dalla primarie un candidato che osi discutere della parità dei diritti degli omosessuali. 

Da qualsiasi lato la si voglia guardare, stiamo per assistere al solito pasticcio all’italiana. Con primarie che di fatto rischiano di essere solo il preludio a future scissioni. 

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