Galassia Zuckerberg – inattuali dal web
19 Settembre Set 2012 1338 19 settembre 2012

Social network e lavoro: uno "slalom" fra personal branding, reputazione digitale e consapevolezza del valore del lavoro

Social network e lavoro. Una relazione nuova, ricca di potenzialità ma spesso ancora da comprendere e da esplorare. Ne avevo già scritto qui e provo di nuovo a tornare sul tema. Storie di successo ce ne sono, ovvero di chi attraverso i social network ha saputo trovare la propria strada, ma il web è anche un luogo in continuo divenire, dove le figure professionali devono ancora consolidarsi così come la mentalità delle aziende e dei candidati che scelgono di lavorare sul web o di trovare lavoro attraverso il web, due cose non necessariamente coincidenti. Provo a mettere un po’ di carne al fuoco segnalando in modo volutamente descrittivo alcune storie e spazi che ho avuto modo di conoscere dopo il mio post di giugno. Andiamo con ordine. Subito dopo quel post mi ha contattata Luna Margherita per segnalarmi il suo caso di successo lavorativo grazie alla rete, alle sue capacità di farsi imprenditrice della propria immagine e di osare con ironia. Luna Margherita, infatti, attraverso il gruppo Facebook “No Free Jobs” (di cui parlerò più avanti) ha trovato un’offerta di lavoro per Husqvarna Italia, si è candidata ed è stata reclutata. Ho provato a farle qualche domanda.

Come sei venuta in contatto dell'offerta Husqvarna e come hai promosso la tua candidatura?
Grazie ai Nomadi Digitali ho saputo dell'esistenza dei ragazzi di NoFreeJobs; pochi giorni dopo ho visto un loro post in cui commentavano questa iniziativa di Husqvarna: €2200 al mese per guardare un tosaerba automatico, richiesta un'approfondita conoscenza dei social media.
Incuriosita, ho cercato ulteriori informazioni ma c'era poco online: semplicemente la foto del tosaerba automatico e l'ormai famoso claim "Pigri si diventa".
Per accedere alle selezioni era necessario caricare una videopresentazione di un minuto, alla quale non ho resistito: nell'ultimo anno, infatti, mi sono specializzata in "video stupidini che cambieranno il mondo" - in cui mi sdoppio e mi triplico e creo dialoghi surreali con me stessa che vanno a scandagliare le mie paure, i miei desideri e le mie aspettative. Ultimo di questi video, un tutorial su come trovare lavoro grazie alla Timeline di Facebook: paradossalmente, questo video è stato utilizzato anche da Adecco Italia.
Dopo aver caricato la videocandidatura nel mio canale Youtube le visualizzazioni sono salite, grazie agli adorati iscritti al mio canale (che ringrazio di cuore). In più attraverso la newsletter del mio blog, Twitter e Facebook si è iniziata a spargere la voce e Husqvarna mi ha chiamata per un colloquio: lì ho capito che avrei dovuto prenotare un volo e iniziare a contattare le agenzie immobiliari di Altavilla Vicentina, perché c'erano buone probabilità che sarei dovuta rientrare in Italia.

Cosa ti ha dato questa esperienza? Costa stai facendo adesso?
Già prima di iniziare avevo intuito che questa esperienza avrebbe segnato la mia vita professionale: ora la gente mi saluta per strada dicendomi "Ehi, ma tu sei la pigra!"...al di là di questo aspetto simpatico, Husqvarna si è dimostrata un'azienda solida, sana e in crescita; hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di associare il loro nome al mio volto e molte persone si sono rivolte all'azienda parlando direttamente con me, hanno conosciuto attraverso i video come sono gli uffici, come si lavora lì dentro...si è creato un ponte diretto tra utenti e azienda e credo sia proprio questo il senso della presenza di colossi del mercato nei social media. Addirittura diversi clienti mi hanno invitata ad andarli a trovare e conoscere i loro tosaerba! Sono molto affascinata da questo processo di "umanizzazione" dell'azienda e del prodotto, che sta avvenendo in tempi lampo.
Dopo l'esperienza con Husqvarna approfondirò la mia conoscenza dei social media attraverso dei corsi; professionalmente sono stata contattata da un'agenzia di comunicazione e da una radio locale, ma la proposta che mi interessa di più è quella di un'altra multinazionale...ancora preferisco non dire niente! Continuerò senza dubbio a fare la spola tra Italia e Inghilterra, con presenza fissa su YouTube, Facebook e Twitter e sicuramente lavorerò come graphic designer freelance, la mia prima passione e professione.
Il mio sogno nel cassetto è creare una figura professionale trasversale, che unisca le mie conoscenze teoriche e tecniche di comunicazione, passando dal video, alla fotografia, alla grafica, applicate nel mondo dei social media; il tutto condito dalla mia personalità, che non nascondo mai!

Che formazione hai? Come ti sei avvicinata al mondo dei social media?
Dopo aver conseguito una triennale in Graphic Design al Centro Sperimentale Design Poliarte di Ancona, ho sentito l'esigenza di ampliare le mie conoscenze e di cercare un approccio meno tecnico ai progetti: il mio interesse era rivolto soprattutto alla fase progettuale creativa, più che all'esecuzione.
Ho iniziato a scandagliare l'offerta formativa delle più importanti università europee, alla ricerca di qualcosa che mi permettesse non tanto di specializzarmi in uno specifico ramo del design, bensì un tipo di formazione ad ampio raggio che neanche io sapevo definire.
Ho trovato esattamente quello cercavo nel Master in Applied Imagination in the Creative Industries al Central Saint Martins College of Arts&Design di Londra. Un Master a cui accedono studenti da tutto il mondo, provenienti da background culturali molto variegati: i miei compagni erano ingegneri, designer, architetti, musicisti, laureati in economia...
Quello che ho imparato da questo Master è che non c'è niente che non possa essere portato a termine, indipendentemente dalla tua formazione: il mio progetto di tesi era un'applicazione iPhone basata sui baci e sul geotagging, in cui i social media erano il punto di forza per il broadcasting. Insieme al Dott. Beau Lotto, Neuroscienziato Presidente del LottoLab dello Science Museum di Londra, ho iniziato ad analizzare la natura dei social media e da lì è cambiato il mio approccio con questi mezzi che da sempre mi hanno affascinata, ma che mai avevo preso in considerazione professionalmente. Ora anche questo progetto si è evoluto e sta prendendo un'altra forma, che spero potrete tutti vedere presto.

Si tratta certo di un caso particolare, ma di storie analoghe se ne possono trovare diverse, come quella segnalata anche da Giovanna Cosenza sul suo blog il cui comun denominatore sembra essere in primo luogo la voglia di osare, di mettersi in gioco e di essere convinti nei propri mezzi (nonchè in quelli del web).

No Free Jobs è un’iniziativa nata quasi un anno da un hashtag Twitter ideato da Cristina Simone e che è diventato poi “un movimento di sensibilizzazione contro il lavoro gratuito”, come si legge sul sito di Cristina, con una pagina Facebook e un profilo Twitter. Ho chiesto a Cristina di raccontare sinteticamente il progetto:

Puoi fare un bilancio di No free jobs?
No Free Jobs è un'iniziativa nata davvero per caso che, purtroppo, ha raggiunto l'interesse di tante persone online e offline. "Dico "purtroppo" perché non mi aspettavo che tante persone fossero entrate in contatto con offerte di lavoro di questo tipo. In questi mesi, quasi un anno a novembre, l’interesse non è scemato e ancora oggi sono tante le segnalazioni di proposte di lavoro indecenti che ci arrivano via Twitter, Facebook o e-mail.
Ma non solo segnalazioni in negativo, perché qualche mese fa avevamo segnalato sui nostri social network l’iniziativa di Husqvarna e una nostra follower, Luna Margherita, aveva visto l’annuncio e possiamo dire che, anche grazie a noi, ha trovato lavoro. Inoltre, la cosa che più ci piace è il fatto che tanti ci vedono come un sostegno morale e ci scrivono per sfogarsi o semplicemente per raccontare la loro esperienza, proprio come si fa con gli amici offline.

Ritenete che iniziative come la vostra siano utili per sensibilizzare su un tema importante come questo? Avete in mente altri progetti?
Cambiare le abitudini è la cosa più difficile e questo vale anche in campo lavorativo. Riuscire ad eliminare la pratica di offrire posti di lavoro senza salario è un’impresa ardua, ma la sensibilizzazione viene prima di ogni cosa. È importante far capire, soprattutto, ai giovani che si approcciano per la prima volta al mondo del lavoro quanto sia negativo accettare lavori che non prevedono almeno un rimborso spese.
Rispetto ai progetti per il futuro a lungo termine ci piacerebbe collaborare con le aziende che sposano la nostra causa “no free jobs” e come progetto a breve termine stiamo cercando di candidare #nofreejobs come hashtag dell’anno per i Macchianera Awards 2012 [obiettivo non raggiunto n.d.r.].

La funzione dei social network non si esaurisce nel cercare lavoro e nel mostrare il proprio talento. Fare network, cercare e trovare supporto sembrano infatti, in un momento di forte transizione e crisi nel mondo del lavoro, costituire il loro valore aggiunto, insieme alla possibilità di crearsi una “reputazione digitale”.
Grazie a Roberto Favini ho conosciuto il gruppo LinkedIn JOB SEEKER ITALY - CERCO LAVORO IN ITALIA ideato da Enrico Filippucci, proprietario, manager e promotore del gruppo, che conta oltre 45.000 utenti e numerosi sottogruppi locali. Nel gruppo non ci sono solo segnalazioni di annunci, ma anche scambi di esperienze, consigli su come gestire al meglio la propria presenza su LinkedIn o il proprio CV. Per saperne di più ho parlato con uno dei moderatori più attivi, Paolo Bruno a cui ho posto alcune domande anche sugli effetti controproducenti che l’uso dei social network può avere a livello lavorativo.

Parliamo di LinkedIn: quanto può essere utile oggi per trovare un nuovo lavoro?
LinkedIn è uno strumento e come tale deve essere utilizzato nel modo corretto. Se usato nel modo errato potrebbe anche risultare dannoso. Principalmente LinkedIn serve per farsi trovare, non per cercare lavoro - in questo caso esistono già sistemi ben più funzionali simil Monster.
LinkedIn è una parte fondamentale per alcuni settori, in particolar modo se utilizzato al fine di raccolta informazioni su aziende e persone.
Più del 50% delle aziende Italiane si appoggiano al Social Recruiting durante un processo di selezione e nel ben oltre 30% dei casi hanno concluso utilizzando esclusivamente i Social Media. E' la normale evoluzione tecnologica, prima si portava il CV a mano o si spediva per posta, poi sono arrivate le mail e i grandi database ed ora è il momento dei Social Media - ciò non comporta che gli altri sistemi siano scomparsi ovviamente.
Sicuramente Linkedin non è un sostituto del CV - e viceversa - ma si integrano a vicenda aiutando a migliorare la propria visibilità e digital reputation. La presenza in rete è fondamentale, tra due candidati con lo stesso profilo è quasi naturale che la scelta ricadrà su quello di cui abbiamo maggiori informazioni.

Quello che i candidati scrivono su Facebook e Twitter conta nella selezione operata dai recruiter? Possono sussistere secondo te discriminazioni?
Sì, durante la fase di selezione conta, e non poco. Un buon 25% dei selezionatori scarta i candidati per i contenuti presenti su Facebook e Twitter. Le discriminazioni ci sono ma durante la fase di selezione sono impossibili da scovare. Per legge il sesso o l'età non sono fattori discriminanti all'atto della selezione di un candidato, è raro, però, che si venga a conoscenza dei motivi per cui il proprio profilo non è stato selezionato. Ogni Social Network ha una funzione diversa, ad esempio la stessa immagine su Facebook o LinkedIn può avere un peso differente, in ogni caso sarebbe meglio prestare attenzione ai contenuti che si pubblicano in funzione del tipo di lavoro che si desidera.
Per quanto riguarda il periodo post-assunzione, salvo casi eccezionali - tipo violazione delle policy aziendali - in Italia è praticamente impossibile licenziare per i contenuti presenti sul web. Per quanto riguarda le discriminazioni sul posto di lavoro, è difficilmente dimostrabile, ma è facile dedurre che se un dipendente è visibilmente alla ricerca di un nuovo lavoro difficilmente otterrà una promozione all'interno dell'azienda attuale.

Sei uno dei moderatore del gruppo LinkedIn "Job Seeker Italia", quali funzioni ha il gruppo?
Fa da tramite per l'offerta/ricerca lavoro e gli utenti possono sfruttare lo spazio per auto-candidarsi, aumentando la propria visibilità. Aziende, agenzie del lavoro, recruiter, Head Hunter inseriscono offerte di lavoro che cerco per quanto possibile di filtrare - l'immondizia non la vogliamo e non serve a nessuno. Parallelamente è anche un gruppo di discussione, visto l'argomento trattato alcuni post sono molto accesi, ne abbiamo molti con centinaia se non migliaia di interventi e commenti.
Il gruppo aiuta ed ha aiutato molte persone - I'm not user, I'm person - nella ricerca di un lavoro, nelle scelte di carriera, nel dissipare dubbi, in particolar modo grazie alla presenza di professionisti del settore e alla condivisione delle singole esperienze, favorendo anche la crescita del gruppo stesso.

Sei anche un "Job Angel", hai qualche consiglio sulla gestione della digital reputation da dare?
Già prima ho accennato alla Digital Reputation, argomento complesso e che andrebbe valutato singolarmente, non vale solo per i candidati ma anche per le Società di Selezione.
Un solo consiglio - tutto il resto lo trovate su Google: pianificate e programmate prima la vostra carriera e poi di conseguenza strutturate la presenza on-line. Immedesimatevi in un'azienda, voi siete la vostra azienda. Fareste mai marketing senza aver prima pianificato gli obiettivi? Ponetevi degli obiettivi e stabilite gli step per raggiungerli, piccoli passi, fate un vero e proprio business-plan. La Digital Reputation non è un fungo, spesso ci vogliono anni per ottenere risultati, chi prima inizia meglio si troverà in futuro.
Abbiate costanza, un profilo morto equivale al non averlo e non fermatevi al raggiungimento dell'obiettivo, potreste crollare da un momento all'altro.

* Il post è stato aggiornato in data 20 settembre 2012.

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