Nuovo Mondo
24 Settembre Set 2012 1117 24 settembre 2012

Ecco il paradiso brasiliano di Sergio Marchionne

Meno male che il Brasile li aiuta, anzi in realtà in materia industriale ed automobilistica il paese sudamericano ha delegato la presidenza del paese direttamente a Sergio Marchionne e Cledorvino Bellini, potentissimo Ceo di Fiat Brasil che danni battono cassa e pugni sul tavolo: al Brasile stabilimenti e posti di lavoro ed alla Fiat tanti soldini.

In questi giorni la notizia clou è la costruzione del nuovo stabilimento Fiat a Goiana nella regione del Pernambuco che si farà dopo mesi di trattative e passi indietro e con un finanziamento di 1,9 miliardi di euro stanziati dalla Banca Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale e della Sovrintendenza per lo sviluppo del Nordeste, ovvero l’85% dell’investimento totale pari a 2,3 miliardi di euro, ma non è affatto una notizia in Brasile dove la Fiat ha trovato la sua seconda Italia, anzi l’Italia di una volta.

Nel 2011 Fiat ha ricevuto finanziamenti e prestiti per un totale di 2,3 miliardi di dollari a fronte di un utile netto di 1,39 miliardi di dollari e di una posizione di cassa pari a 2,88 miliardi di dollari, numeri che fanno capire quanto siano importanti questi soldi pubblici con una manodopera che comunque riceve circa 8.500-9.000 euro all’anno di stipendio e con spese ammortizzate dalla grande mole di incentivi e tagli fiscali.

D’altronde Fiat Automoveis nacque nel 1973 da una Joint Venture il cui 54,7% era costituito da Fiat mentre il resto delle quote e delle risorse è stato messo dal governo di Minas Gerais e proprio da quella notevole partecipazione statale è sorto nel 1976 quello che è oggi l’orgoglio di Fiat in America Latina, lo stabilimento di Betim, 2.250 kmq di estensione, dal 2008 ad oggi produttrice di circa 720.000 auto all’anno e con la prospettiva di arrivare a 900.000 nel 2014 e con 25mila posti di lavoro diretti ed indiretti.

Iveco a Sete Lagoas è il più grande stabilimento della Fiat nel settore veicoli commerciali e di trasporto pesante ed è nata con il 60% di contributi statali ed è diventata il partner privilegiato del Ministero della Difesa brasiliana non solo per camion alimentati ad etanolo e biodiesel ma anche per mezzi militari ed in più ha costruito un moderno centro di ricerca, una parola magica che in Italia non viene mai pronunciata, ma questa è una colpa collettiva perché nessuno, e non solo Marchionne, crede più nella ricerca nel nostro paese.

Benefici fiume anche per l’altra branca di Fiat Industrial, Case New Holland che ha investito in tre stabilimenti (Contagem, Curitiba, Sorocaba e Piracicaba) e si prepara ad investire 600 milioni di euro nel nuovo stabilimento di Monte Claros nello Stato di S. Paolo. Il protocollo di intesa con lo stato di S. Paolo che partecipa al 50% è stato firmato perfino a Torino. Ora CNH monopolizza il settore dei mezzi agricoli nel paese.

Tutti questi investimenti sono stati ben coperti sul piano fiscale. Durante la recessione del 2008 con una forte crisi del settore, Bellini pretese ed ottenne una grande riduzione dell’imposta sui prodotti industriali, una revisione dei dazi doganali per le esportazioni e tutto ciò dopo aver minacciato chiusure e licenziamenti. I successivi incontri con il ministro dell’industria Guido Mantega furono il preludio al Plan Brasil Maior che partirà nel 2013, ma è dal 2009 che sono state stabilite riduzioni dell’IPI, incentivi fiscali, senza considerare che solo il 5%

Quanto al Plan Brasil Maior esso prevede un abbattimento dell’imposta proporzionale a nuovi investimenti in tecnologia ed auto ecologiche e mentre le imprese che non operano in Brasile avranno tre anni di tempi per raggiungere l’obiettivo fissato dal governo, per Fiat, Nissan, Toyota e Wolkswagen che già operano da tempo, gli obiettivi sono già dati per raggiunti ed i privilegi fiscali partiranno subito. Possiamo permettercelo? Sicuramente no ed anche volendo il Brasile è un’altra cosa.


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