Jacopo Tondelli
Post Silvio
24 Settembre Set 2012 0941 24 settembre 2012

Salotto o sottoscala che sia... il potere economico pensa che i giornalisti si possano comprare

“(...) caro Tondelli direttore di sto cazzo (...) ( non sono mie definizioni ma di chi vi conosce) (...) Avete fatto tre articoli sul nulla perché ogni singola cosa che avete scritto non corrisponde a verità. Siete solo dei poveracci che provano a fare i giornalisti. (...) i più importanti quotidiani nazionali (...) sono seri non due rincoglioniti come voi. In questo caso mi dicono che il più coglione  sia il direttore. Chiedete l’elemosina a ogni articolo che si legge sul vostro sito. Potrei comprarvi domani mattina con due euro e poi tenervi solo per lucidarmi le scarpe. Cercate di crescere e quando vi faro' chiudere se mi chiederete scusa magari dieci euro per la merenda ve li regalo. (...) State fallendo, non vi legge nessuno. Secondo me nemmeno i vostri parenti. (...) Ci vedremo in tribunale.
Siete due coglioni. Non me ne frega un cazzo se mi querelate. Siete idioti”.  

Alle parole che avete letto non manca - quanto meno - il dono della franchezza. Sono le parole scritte da una persona le cui attività sono state ovviamente oggetto del nostro lavoro de linkiesta e, in tutta sincerità, ne apprezzo davvero la chiarezza nonostante i toni non proprio civili. Del resto, in Italia, anche “chi sa stare a tavola”, chi non metterebbe mai per iscritto una serie di tale ingiurie o mezze minacce, spesso cade nella tentazione di pensare che, tra le cose che non hanno prezzo, non ci sia la dignità professionale di chi fa il giornalista. 

E certo, nel canale più o meno diretto che porta tra i potenti del salotto che conta e i giornalisti, non si arriva (quasi) mail alle parole di fuoco che avete letto, ma viene normale (non a tutti, naturalmente) lasciare intendere che "questa aggiunta sarebbe molto gradita", "questa attenzione sarebbe molto apprezzata", e così via. Niente parolacce, niente minacce e l’evidente abitudine ad ottenere quel che si vuole. Alla fine resta solo una domanda: trattare chi fa un lavoro come un idiota è davvero meglio che dargli - mettendolo per iscritto - dell’idiota?

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