Gemma Musicco
A metà tra la terra e il cielo
24 Settembre Set 2012 0841 24 settembre 2012

Se il sole muore, Oriana Fallaci

Un viaggio nello spazio, verso la Luna. Una storia vera che sa di fantascienza. La testimonianza di una donna tra gli astronauti americani degli anni sessanta divisi tra paura, coraggio e sogni. Oriana Fallaci ci accompagna nell’animo umano attraverso questo romanzo incredibilmente autobiografico dal titolo Se il sole muore. E lo fa dialogando con suo padre: “da una parte ero io, la bambina che crede alle stelle, e dall’altra eri tu, l’adulto che crede alla Terra”. La scrittrice italiana regala così al suo pubblico il reportage dei suoi lunghi viaggi negli States e avvicina i suoi lettori a quegli uomini destinati alla Luna. Ecco le frasi che mi hanno incantato.

Non mi riusciva di dirlo papà. Non mi riusciva di dire che per un minuto, uno stupendo minuto, avevo fatto la pace con gli uomini: m’ero accorta che gli uomini erano davvero grandi, papà. Sono grandi anche quando sostituiscono l’erba con l’erba di plastica, sono grandi anche quando trasformano l’urina in acqua da bere, sono grandi anche quando adoprano le ruote anziché le gambe, sono grandi anche quando dimenticano il verde e l’azzurro, sono grandi anche quando trasformano il paradiso in inferno, sono grandi anche quando ammazzano le creature cui hanno donato la vita. Ed io ero fiera d’esser nata tra gli uomini anziché tra gli alberi o i pesci: ero fiera perché… “…perché vedi, Jack: per un minuto, per uno stupendo minuto, m’è sembrato di vedere gli uomini che giocavano a carte con Dio.”

L’alba sul deserto è diversa. E’ un’alba zitta, immobile, pietrificata, un’alba senza pulsare di vita né suoni, un’alba fatta di alba e nient’altro. Non cantavano uccelli, qui. Non frusciavano fronde. Non sciaguattavano acque. Non scalpicciavano passi. Esisteva soltanto il silenzio che neanche il pullman rompeva scivolando sull’asfalto: esisteva soltanto quel buio che coloriva di buio perfino la sabbia, il suo bianco calcareo, i suoi cactus. Un buio che ci veniva addosso, ci sbarrava la strada come una siepe, poi all’improvviso lo bucammo e fu l’alba: un’alba fatta esclusivamente di luce, colori mai visti, oro rosa violetto, coltellate di oro dentro il rosa e il violetto, tremenda eppure gloriosa, terrorizzante eppure sublime. Un’alba senza tenerezza, un’alba da Genesi.

…non è detto che la bellezza sia sempre verde, rumorosa, il deserto è giallo ma è bello lo stesso, le montagne sono zitte ma sono belle lo stesso, io vado spesso a White Sands e non è vero che è brutto. La bellezza bisogna cercarla, se la cerchi bene la trovi perché la bellezza è dovunque, anche dove c’è solo il silenzio, solo la solitudine, il silenzio è bello e la solitudine è bella…

La Luna costa cara, lo so. Costa cara a ciascuno di noi: ma nessun prezzo vale quel campo di grano, nessun prezzo vale quella cima di monte. Se lo valesse, sarebbe inutile andar sulla Luna: tanto varrebbe restarcene qui. Svegliatevi dunque, smettetela d’esser così razionali, ubbidienti, rugosi! Smettetela di perder capelli, di intristire nella vostra uguaglianza! Stracciatela la carta carbone. Ridete, piangete, sbagliate.

Il mio mestiere era questo: raccontare e criticare, criticare e raccontare, nient’altro. Una cicala in un mondo di api. Avevo rinunciato ad essere un’ape tanti anni fa, quando per la prima volta m’ero messa dinanzi una macchina da scrivere e m’ero innamorata delle parole che uscivano come gocce, a una a una, poi restavano sul foglio bianco, a una a una, e ogni goccia diceva una cosa che detta a voce sarebbe volata, lì invece si condensava, buona o cattiva che fosse.

Io non ho mai capito la morte. Non ho mai capito chi dice la morte è normale, la morte è logica, tutto finisce quindi anch’io finirò. Io ho sempre pensato che la morte è ingiusta, la morte è illogica, e non dovremmo morire dal momento che si nasce.

E se il Sole muore, se la Terra muore, se la nostra razza muore con la Terra e col Sole, allora anche ciò che abbiamo fatto fino a quel momento muore. E muore Omero, e muore Michelangelo, e muore Galileo, e muore Leonardo, e muore Shakespeare, e muore Einstein, e muoiono tutti colori che non sono morti perché noi viviamo, perché noi li pensiamo, perché noi li portiamo dentro e addosso.

Perché solo accettando la vita si accetta la morte e la morte bisogna accettarla, comunque essa venga, in qualsiasi momento essa venga, la morte fa parte della vita, la morte è il prezzo con cui si paga la vita, e piangerci sopra è da bimbi.

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