Massimiliano Gallo
Mi consento
25 Settembre Set 2012 0734 25 settembre 2012

Carofiglio, l’arroganza del magistrato e la mediocrità dello scrittore

Una storia tipicamente italiana, che, con le dovute differenze, vale quanto quella di Francone Fiorito. Dipinge perfettamente uno spaccato di questo Paese. Dove i magistrati si credono dei padreterni (come diceva De Andrè? “Arbitro in terra del bene e del male”) e quindi guai a criticarli. Soprattutto guai a smontare, anzi a far crollare l’impalcatura culturale sulla quale provano a guardare il mondo. 

Poi capita che Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore chissà come mai anche di un discreto successo di vendite (di recensioni negative nei suoi confronti non se ne ricordano, e ora scoprirete il perchè), arrivi terzo al Premio Strega con il suo “Il silenzio dell’Onda” e l’editor della casa editrice Ponte alle grazie, Vincenzo Ostuni, sulla sua pagina facebook gli dedichi queste righe: «Un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scriba scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di “responsabilità dello stile”...».

E no. Il magistrato-scrittore non si può criticare. Come si permette questo Ostuni? Scribacchino a Carofiglio? È impazzito? Adesso gli fa vedere lui. Il magistrato intenta una bella causa per risarcimento danni.

Meno male che al mondo non ci sono solo i Carofiglio. Un gruppo di scrittori, inizialmente 43 ma poi diventati 70 e via via cresceranno, tra cui Franco Cordelli, Nanni Balestrini, Marco Belpoliti, domani alle 11 andranno al commissariato di piazza del Collegio Romano, quello del “pasticciaccio brutto de via Merulana” e ripeteranno la frase incriminata. Così Carofiglio deve querelarli tutti.

Nel suo piccolo, questo blog fa sue le frasi di Ostuni. Perché l’Italia dei Fiorito è indegna, ma quella dei Carofiglio è insopportabile. 

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