Fuoriserie
25 Settembre Set 2012 2033 25 settembre 2012

Democratici 3 - Repubblicani 0: considerazioni a freddo sugli Emmy

C’è chi dice che ci sia lo zampino della politica dietro agli Emmy. E forse è vero. Specie quest’anno che gli Emmy sono caduti proprio in chiusura della campagna elettorale. Manca poco più di un mese alle elezioni in America e i premi più importanti della TV sono stati assegnati alle due serie osannate dal presidente USA: Homeland e Modern Family. Mentre il terzo premio importante (miglior miniserie) va a Game Change, il film HBO che irride e deride l’ex governatore dell’Alaska, l’ultra conservatrice Sarah Palin. Democratici 3, Repubblicani 0: la battaglia televisiva si è chiusa così.

Ma la cosa giusta da chiedersi è: sono davvero questi i prodotti più belli della TV? E i premi assegnati nelle varie categorie sono corretti?

Su Homeland non ho nulla da ridire. Ha vinto (meritatamente) già il Golden Globe e il trionfo è giustificato. Certo, se la giocava contro tanti colossi e forse quest’annata avrei premiato Game of Thrones, ma è una guerra tra titani, questa. E il vincitore ugualmente degno. Tra l’altro Games of Thrones e Homeland sono le due serie ad aver ricevuto più Emmy: sei (nei link potete vedere quali).

E’ proprio sul fronte comedy che non ci siamo. Modern Family per il terzo anno spopola: ma possibile che la miglior comedy in circolazione sia una che io ho mollato dopo la seconda stagione? Non è brutta, sia chiaro: solo a mio avviso poco coinvolgente. Il titolo di miglior comedy aveva le sue buone ragioni il primo anno, per premiare la ventata di novità, lo stile e i tanti cliché e stereotipi delle famiglie americane al giorno d’oggi. Punto. Finita lì. Avrebbe meritato Veep, vera novità dello scorso anno. O in realtà qualsiasi delle altre comedy in lizza sarebbe andata bene (come Girls o 30 Rock…): tutto pur di togliere la tanto ambita statuetta dalle mani di Modern Family, a cui personalmente sono diventata allergica.

Anche Game Change è un premio chiaramente politico: la pellicola è interessante e ben fatta e l’attrice scelta per interpretare la Palin incredibilmente plausibile (il suo premio personale ci sta tutto), ma se parliamo del meglio della TV, esce perdente paragonata alla ricercatezza stilistica, alla cura fotografica e alla rigorosa struttura di Sherlock. La serie BBC è un gradino sopra e c’è poco da dire. Solo che Sherlock è inglese e della situazione politica americana (tanto più delle imminenti elezioni) se ne frega altamente. Risultato? Miniserie penalizzata in partenza. Tant’è.

Ma forse è anche questo un aspetto della TV seriale: l’abbiamo detto e ripetuto più volte in queste pagine virtuali, la caratteristica delle serie TV è quella di guardare con occhio attento e critico la realtà che ci circonda. Negli States è tempo di elezioni: poteva il premio televisivo più importante ignorare questo aspetto? Forse quel connubio tra serie TV e realtà è ancora più profondo di quello che si pensi.

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