Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
25 Settembre Set 2012 0742 25 settembre 2012

Nel 1992 c’erano i “buoni”: ora solo il governo può riformare la politica

Molti analisti politici (e banche d'investimento) anche internazionali stanno cercando di capire cosa uscirà dal rebus avvolto nel mistero, come diceva Winston Churchill della Russia, della politica italiana che si avvicina alle elezioni politiche del 2013.

L'analisi più frequente è quella di un ritorno al 1992 e di dire come nulla si possa sapere perchè il grosso dell'opinione pubblica ha una sola ed unica granitica certezza, non vuole avere nulla a che fare con la politica attuale. Gli italiani, si sà, quando chiudono con il passato lo fanno sempre in modo violento senza andare troppo per il sottile dividendo il mondo in "buoni e cattivi" e dimenticandosi spesso dove militivano fino a pochi minuti prima. Tant'è.

A mio avviso, però, nella crisi del 2012 c'è un elemento diverso e nuovo rispetto a quanto abbiamo visto nel 1992. Non c'è la figura "dei buoni", come indubbiamente fu nel 92' considerata la Magistratura e senza "i buoni" che sconfiggono "i cattivi" le storie colletive sono sempre complicate e dall'esito ancora più incerto e pericoloso.

Per questo mi auguro che il Governo rompa gli indugi ed intervenga in modo molto deciso sulla riforma della politica e del suo finanziamento. Mario Monti ha un dovere di leatà, è vero: ma verso l'Italia, non verso questi partiti. Rompa gli indugi ed intervenga. Solo lui può fermare il rischio dell'antipolitica facendo quello che il Parlamento da mesi colpevolmente rinvia. E' ll momento del Governo. Su questo sono (siamo) tutti con lui.

twitter @actavecchio

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