Marco Sarti
Camera con vista
26 Settembre Set 2012 1537 26 settembre 2012

E all’improvviso Vendola scopre di avere uno stipendio alto (e se lo taglia)

Il governatore della Puglia Nichi Vendola si taglia lo stipendio di 50mila euro. Con una lettera al presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna, qualche ora fa il leader di Sel ha comunicato la sua decisione. Scelta saggia, da sottolineare. «Siamo ad un passaggio davvero drammatico della vita democratica del Paese - ha spiegato Vendola - mentre la crisi e il disagio sociale bussano alle porte di milioni di famiglie e rendono incerto il futuro delle giovani generazioni, il moltiplicarsi degli scandali legati all’uso distorto del denaro pubblico genera rabbia e sgomento». E bravo Nichi. Peraltro è giusto ricordare che proprio la Puglia rappresenta un buon esempio di amministrazione pubblica. Qui nel recente passato sono stati tagliati del 10 per cento gli emolumenti a tutti i consiglieri, sforbiciata la busta paga di Vendola, eliminati vari benefit, vietata la possibilità di ricevere regali e strenne natalizie, preparata una legge per ridurre il numero degli eletti...

Eppure di fronte all’ennesimo bel gesto della politica c’è qualcosa che lascia interdetti. Si resta così, tra l’incredulità e la sensazione di essere presi in giro. Sembra quasi che i nostri rappresentanti si siano accorti improvvisamente della realtà. Tutto d’un botto. Aperti gli occhi dopo un lungo sonno, adesso numerosi esponenti delle istituzioni hanno deciso di moralizzare la vita pubblica italiana. Tutti con una gran voglia di pubblicizzare le proprie - spesso tardive - illuminazioni. Vuoi vedere che c’entra qualcosa il clima di antipolitica crescente nel Paese?

Lasciamo perdere il caso di Vendola (anche se la pubblicazione in tempo reale della privatissima lettera al presidente Introna forse poteva aspettare qualche minuto). Quello che è successo ieri alla Camera illustra perfettamente il nuovo corso. La settimana scorsa la giunta per il regolamento aveva deciso all’unanimità - quindi con l’accordo di tutti i partiti - di risparmiare ai misteriosi bilanci dei gruppi parlamentari il vaglio di una società di revisione esterna. È superfluo, si diceva. Oltre che rischioso per l’autonomia del Potere legislativo. Appena la notizia è trapelata sui primi siti, uno dopo l’altro, i più scaltri leader politici hanno iniziato a prendere le distanze. Prima Pier Ferdinando Casini, poi Dario Franceschini. In pochi minuti hanno alzato tutti la voce. «Se la Camera non fa controllare all’esterno i nostri bilanci, lo faremo da soli». Una scena curiosa, per non dire ridicola. Poi ieri il colpo di scena. Con 479 voti favorevoli e un solo contrario, l’Aula di Montecitorio ha ribaltato l’originaria decisione della giunta, vincolando i bilanci dei gruppi parlamentari a verifiche esterne. La trasparenza a giorni alterni.

E gli ex parlamentari della Margherita (quelli del caso Lusi)? Chi ricorda la recente decisione di restituire alcuni milioni di euro del finanziamento pubblico al ministero dell’Economia? Poi c’è Renata Polverini. Dopo due anni e mezzo alla guida della Regione Lazio la governatrice ha improvvisamente deciso di azzerare i finanziamenti ai gruppi consiliari, di tagliare le autoblù e cancellare i monogruppi. Come se fino a quel momento non si fosse accorta della loro esistenza. Chissà, forse a motivarla un po’ ci hanno pensato le vicende di Batman Fiorito e le spese folli dei suoi consiglieri. Il risultato è sbalorditivo. Dopo essersi dimessa, travolta dal brutto scandalo, l’ex sindacalista si è già reinventata. È diventata la moralizzatrice della Regione. Anche stavolta, casualità, con una grande voglia di pubblicizzare il suo operato. Tanto da incartare il centro storico di Roma - e non solo quello - con manifesti di dubbio gusto. «Ora facciamo pulizia. Questa gente la mando via io».

Intendiamoci, la capacità di un politico si dimostra anche con il tempismo (talvolta persino l’opportunismo). È fuori di dubbio e nessuno si scandalizza. Eppure, dato il crescente numero di dirigenti in via di conversione morale, sarebbe consigliabile venire ulteriormente incontro ai cittadini. A fronte della prossima sforbiciata, ci si fornisca almeno una buona scusa. Giusto per evitare quella strana sensazione di essere presi per il didietro. 

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