Cazza la randa
26 Settembre Set 2012 1812 26 settembre 2012

La minore opacità del consiglio regionale emiliano indica l'uso disinvolto di troppi soldi pubblici

Gli strapagati – un po’ meno degli altri – consiglieri regionali dell’Emilia Romagna si sentono molto virtuosi. La loro virtù consisterebbe, come si ricava da una nota stampa diramata oggi, nel fatto di essere componenti di un’Assemblea “tra le più efficienti e rigorose in Italia che non può certo essere paragonata ad altri Consigli regionali per ciò che riguarda l’utilizzo di fondi, la loro entità e i meccanismi di funzionamento”.

Effettivamente l’Assemblea emiliano-romagnola, prima di altri Consigli regionali, ha lievemente razionalizzato le risorse messe a disposizione dei gruppi. E’ inoltre innegabile che le indennità dei consiglieri sono tra le meno alte in Italia. Così come non è in discussione il fatto che si sia lavorato discretamente sulla trasparenza.

Io credo però che la virtù dei consiglieri regionali emiliano-romagnoli risieda nella capacità, diffusa trasversalmente e pur con differenti tonalità, di discernere tra ciò che è decente e ciò che non lo è. In Emilia Romagna - lo dico orgoglioso, pur essendo un emiliano adottivo, di far parte di questa comunità - le nefandezze compiute dai consiglieri laziali non si sarebbero mai potute verificare. E se anche fossero accadute, quel senso della decenza trasversalmente presente a sinistra come a destra, avrebbe fatto scattare la denuncia pubblica, prima ancora che quella penale.

Quello che è stato fatto nel Consiglio dell'Emilia Romagna sulla via del disboscamento di costi inutili e della trasparenza è però ancora insufficiente. E questo lo sanno bene anche i consiglieri emiliano-romagnoli. Troppe cose suonano ancora come indecenti.

Innanzitutto non è tollerabile che i 9 gruppi consiliari utilizzino addirittura 38 persone. E che di queste sole 12 siano di ruolo, perché si preferisce, Pd in testa, dare incarichi esterni a gente fidata o che ha bisogno di lavorare. Con la conseguenza che le relative spese saranno per il 2012 poco meno di 2,6 milioni di euro: un’enormità. A cui andranno aggiunti altri 2,3 milioni di euro per le spese di funzionamento.

Poi é scandaloso non solo che i consiglieri abbiano i rimborsi chilometrici - chi altro nel mondo reale ne può usufruire per andare a lavorare? - ma che taluni abbiano spostato la propria residenza per incrementarne l'entità.

Fa rabbrividire il fatto che nelle 7 commissioni consiliari siano impiegato un altro mezzo battaglione di 25 persone e che, anche in questo caso, sole 2 siano di ruolo. C’è da chiedersi: non sono un po’ troppe 25 persone per garantire il funzionamento per poco meno di 30 ore al mese delle commissioni? E poi è mai possibile che per un lavoro non di parte, come può essere invece quello fatto per i gruppi consiliari, non si trovino risorse interne alla Regione? Il risultato di questo assumificio è che il costo complessivo delle commissioni è ammontato nel 2011 a circa 540 mila euro. Il che significa che per ogni ora di lavoro delle commissioni abbiamo speso ben 1650 euro: quanto un discreto stipendio mensile!

Un ulteriore capitolo, che solo a leggerlo distrattamente, fa venire l’orticaria, è quello relativo al personale impiegato nell’ufficio di presidenza ed ai relativi costi. In questo caso, il plotone assoldato dal presidente, dai due vice, dal consigliere segretario e dai due questori assomma a 27 unità, per un costo complessivo di 674 mila euro. Per dare un termine di confronto, si pensi che nell’ufficio di presidenza del Bundestag tedesco - che avrà pur qualche pratica in più da sbrigare rispetto a quello dell’assemblea regionale emiliana - sono presenti 15 persone!

Un'ultima considerazione va fatta rispetto ai rendiconti delle spese dei gruppi. Pensare, come ritiene ad esempio tale Marco Monari - capogruppo cooptato del Pd in consiglio regionale, arrivatoci nella scorsa consiliatura per grazia ricevuta - che rappresenti un esercizio di trasparenza suddividere i costi in 16 macro voci, fa scappare da ridere. In questo caso è legittima la pretesa di avere un maggiore dettaglio. Per capire fino in fondo se i tanti soldi a disposizione dei gruppi sono spesi per fare attività politica o invece, e senza che si scivoli negli scandali laziali, per foraggiare i circuiti clientelari degli amici e degli amici degli amici.

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