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26 Settembre Set 2012 1845 26 settembre 2012

Quei 200 milioni di euro che fanno vincere la Champions League

La ricetta per vincere la Champions League di calcio è semplice: basta pagare i giocatori più di 200 milioni di euro. La ricerca è stata effettuata dall’agenzia di studi Pwc (PricewaterhouseCoopers, qui il sito web) che ha preso in considerazione le squadre partecipanti e vincitrici della Champions nelle ultime 6 edizioni, a partire da quella del 2006/2007 fino a quella 2011/2012.
L’anno scorso la vincitrice Chelsea aveva un monte ingaggi di 210 milioni di euro, così come altre 2 semifinaliste, cioè Real Madrid, 216 milioni, e Barcellona, 241 milioni. La finalista, Bayern Monaco, con i suoi 156 milioni era indietro (ne ha scritto anche Marco Bellinazzo sul Sole 24 ore dello scorso 23 settembre).

Tra le vincitrici recenti, il Milan del 2007 pagò i suoi giocatori 133 milioni, il Manchester United del 2008 pagò 152 milioni, il Barcellona del 2009 pagò 148 milioni, l’Inter del 2010 pagò 191 milioni e ancora il Barcellona del 2011 pagò 176 milioni.
Prendendo in esame una sola squadra, cioè il Barcellona, si vede che pur mantenendo un gruppo di giocatori sostanzialmente stabile, tra il 2009 e il 2012 ha aumentato il suo monte ingaggi annuale di quasi 100 milioni (da 148 a 241), allo scopo di mantenere in organico il 3 volte Pallone d’oro Lionel Messi e il nucleo della Nazionale spagnola campione Mondiale ed Europea.

Se il quadro della situazione è questo, diventa chiaro perché le società italiane hanno perso competitività a livello internazionale. Nel campionato in corso soltanto 6 società hanno un monte stipendi superiore ai 40 milioni: Juventus, con 115, Milan e Inter, con 100, Roma, con 99, Lazio con 66 e Napoli con 53.
La soglia dei 40 milioni non è scelta a caso, perché dal 2006 soltanto 2 società che abbiano avuto un monte ingaggi inferiore si sono qualificate per la Champions: la Lazio del 2007, che spese 31 milioni, e l’Udinese del 2011, che pagò 28 milioni e però fu eliminata ancora nella fase preliminare.
Anche in questo caso fa specie il caso di una squadra singola, la Lazio, che 6 edizioni fa partecipava alla Champions con meno della metà degli stipendi che paga oggi, senza la sicurezza di qualificarsi.

Queste cifre sembrano cozzare con il fairplay finanziario, cioè la regola che la Uefa organizzatrice delle coppe europee sta tentando di introdurre per far sì che il calcio diventi un investimento economico credibile e non continuamente in perdita. Allo stato attuale delle cose, sembra che chi sta attento ai conti debba con ciò rinunciare alla possibilità di vincere.

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