Raja Elfani
Gloβ
27 Settembre Set 2012 0936 27 settembre 2012

Post no stop: ONU on & off

NEW YORK - I discorsi dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non sono certo da leggere al primo grado, ogni capo invoca la retorica più vicina al proprio programma di Stato, c’è chi però lo fa come un resoconto formale e chi come un’orazione. Il pulpito del Palazzo di Vetro ha vibrato ieri sotto le citazioni illuminate di Ahmadinejad che maneggia la provocazione come nessun’altro. Il mondo ha bisogno di essere interpellato in modo diretto. Perciò, senza arrivare all’immedesimazione forzata di Calderòn, i democratici dovrebbero dare più importanza ai toni, una volta arrivati su una tale tribuna: insomma un messaggio di pace mondiale necessita di qualche pizzico d’incoraggiamento in più.

Certo, la ricapitolazione di Monti di tutti i vincoli giurisdizionali è più attendibile del trip apocalittico di Ahmadinejad, ma ci vuole più di un bacchettare per sviare le insidie demagogiche di un dittatore. Ridicola e sterile la pratica del boicottaggio da parte degli alleati che lasciano la sala.

L’egiziano Morsi ha saputo premere i tasti sensibili, la Palestina, tabu occidentale assoluto e perciò assunto sempre più centrale della Primavera araba. Morsi si distingue poi per il no categorico all’intervento militare in Siria, un bene dopo l’esaltazione guerresca di Cameron e Hollande.

Monti capisce finalmente, dopo il doppio discorso di Obama sull’islam ieri, che il suo ottimismo europeista deve allacciarsi agli interessi mediterranei, e d’un fiato menziona Siria, Iran, religione e nucleare. Ma in generale Monti fa da eco a Von Rompuy che medita sul ruolo del Consiglio Europeo.

La tv russa RT, per rallegrare la kermesse, ha trasmesso una videoconferenza ieri notte di Assange che s'intrufola all'Onu tramite terzi (il ministro degli Esteri ecuadoriano Patino). Ma l'aura di Julian in streaming non basta ad eguagliare in diavoleria l'incorreggibile Mahmoud.

Ufficialmente dichiarato nemico di Stato dagli USA un attimo prima che intervenisse nel dibattito (per noi notturno) sull'asilo, varato da Ban Ki Moon, Assange accusa apertamente Obama e gli Stati Uniti di voler creare un regime anti-informatori. I rappresentanti americani, presenti nella sala meeting contigua all'Assemblea, rispondono di essere intenzionati a processare Manning e giustificano gli abusi con i tempi costituzionali. Patino ha fatto prima un lungo preludio sull'asilo come "patrimonio dell'umanità" ricordando che fra le tre democrazie coinvolte nel caso Assange (Svezia, Gran Bretagna) l'Ecuador è l'unico paese ad aver proposto una soluzione.

Aspettiamo l'esito dell'incontro con Hague (omologo britannico di Patino) nel pomeriggio.

A' suivre.

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